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mercoledì 22 novembre 2017

"MARCIA SU ROMA E DINTORNI" E IL PERICOLO DEL NEOFASCISMO.

"Marcia su Roma e dintorni" di Emilio Lussu è forse il libro più attuale che ci sia. Io lo lessi lo scorso aprile, perché sto affrontando un percorso di avanzamento per arrivare alla cosiddetta "Prima Repubblica", che è il mio tallone d'Achille in quanto a conoscenze sulle mosse politiche dei vari schieramenti. Per ottenere un chiarimento su questi aspetti, non potevo che ripartire formandomi nuovamente con tutti i tasselli precedenti, nazifascismo compreso, ovviamente. E' un libro che mi ha stupito, perché scritto da un mio corregionale che racconta la sua esperienza diretta della realtà fascista in località davvero vicine a me, che io conosco bene. 

Credo che nella nostra società urga un confronto serio su un tema che esiste ed è in crescita e potrebbe arrivare in breve periodo a trovare nuovamente spazio nel parlamento italiano. Possiamo chiamare questo fenomeno come "neofascismo" che, date le condizioni sociali attuali e che si vedono in prospettiva, potranno solo che crescere. Molti si stupiranno probabilmente di questa preoccupazione, ma chi non ha più la classica protezione che lo esclude, momentaneamente, dalle dinamiche neoliberiste, comincia ad avere paura. Quando hai paura cominci a guardarti intorno, e scopri la rinascita di certe ideologie che si pensavano sepolte. Pensavo semplicemente di essere un giovane forse troppo timoroso di certe dinamiche, e invece, confrontandomi con altri contatti ho scoperto di non essere l'unico a temere questa deriva. Purtroppo, quando forze politiche che si definiscono di sinistra attuano una politica economica improntata sull'ideologia del neoliberismo, ovvero della destra economica, si creano le condizioni per la rinascita di fenomeni che pareva ormai superati. Esse fanno proprie tematiche all'ordine del giorno attualmente, e ottengono un perfetto cammuffamento, in quanto si appropriano di istanze d'attuazione costituzionale che si rifanno alle idee sovraniste promosse da studiosi esterni alla politica, sia di destra che di sinistra. Il cammuffamento tra sovranismo e nazionalismo, attualmente, con l'accettazione del vincolo esterno bipartisan promosso dal "Sogno €uropeo" a colpi di austerità e deflazione salariale, fa sì che queste nuove realtà possano promuovere un programma a tratti ampiamente condivisibile, proprio perché fondato, apparentemente, sul perseguimento di punti programmatici in opposizione alla causa di questa deriva neoliberista. Mi sto riferendo, ovviamente, la costruzione europea ordoliberista. Pare che queste nuove realtà stiano riuscendo a procurarsi uno spazio politico ottenendo una legittimazione. E' qui, che ci viene in soccorso Emilio Lussu.
Nella sua retrospettiva storica di ciò che fu l'ascesa del Fascismo, ci racconta che nel ventennio dittatoriale, in realtà, l'arte del compromesso fu all'ordine del giorno e, soprattutto, sulle tematiche pesanti, specialmente relative agli interessi economici privati, tutto rimase perfettamente inalterato rispetto alle condizioni preesistenti all'ascesa del regime.
Questo è un punto importante, fondamentale, se andiamo ad unirlo a un discorso parlamentare d'opposizione di Mussolini, raccontato da Lussu, che al tempo sedeva in Parlamento. La sua idea espressa di Stato era uno Stato che si mettesse di lato rispetto agli interessi privati, uno Stato che possiamo definire come "Stato minimo", perfettamente compatibile con le politiche ordoliberiste che oggi subiamo nell'Eurozona. Era un'idea di Stato che garantisse un ordinamento giudiziario ben funzionante, ma che abbandonasse tutto il resto all'attività privata. Una perfetta concezione liberista, che vedeva nel mercato l'unica soluzione.
Attuale, attualissimo, come le condizioni che portarono al potere il nazifascismo. Nell'Italia del primo dopoguerra, Lussu ci racconta di una stagnazione dei salari, che nei casi peggiori diminuivano. Aspetto che ritroviamo anche in Germania, posteriormente alla crisi del 1929, che fu gestista da governo Bruning a colpi di austerità.
La condizione d'accettazione, conseguentemente, potrebbe essere nuovamente quella di un secolo fa.
Oggi ritroviamo una colpetizione mercantilista tra i paesi dell'€urozona, dove, non potendoci essere un aggiustamento monetario tramite la svalutazione della moneta nazionale, vi è un aggiustamento  della competitività che ricade sui salari, tramite la deflazione salariale e l'attacco ai diritti sociali. In questo modo, la componente lavoro ha un costo minore e il prezzo del bene torna competitivo nella sfida mercantilistica interna all'Europa. Lo Stato perde via via la sua componente costituzionale di Stato sociale, di perseguimento dell'articolo 3 comma 2 della Costituzione sull'uguaglianza sostanziale, in una perenne guerra tra poveri, spesso tra generazioni, con l'età pensionabile che sale e il conseguente mancato ricambio tra vecchie e nuove generazioni sul campo lavorativo.
In una situazione come questa, dove il pacco viveri offerto gentilmente dai nuovi/vecchi che si stanno riaffacciando sullo scenario politico, purtroppo, aiuta a far mangiare un paio di giorni in più i propri figli, le condizioni per una nuova deriva ci sono tutte.
Questo non è il momento di occuparsi della censura di questi temi, di per se anch'essa fascista, anche perché il dialogo e la condivisione di questo pericolo fa sì che possa emergere un confronto costruttivo. Non è il momento di concentrarsi sulla censura di piccolezze, della distruzione della Storia, anche architettonica di quel periodo, ma è il momento di ricominciare a leggere ciò che fu. La Storia è lì per insegnare, e rimuovendola, come si è provato a fare nell'ultimo periodo tramite una legge che in realtà rischia più che altro di colpire la condivisione d'informazioni e il libero confronto sul tema, si fa solo un assist al neofascismo. Mettere un tappo al passato non serve.
Da questo punto di vista, ci viene in soccorso Pasolini, nella sua analisi di Sabaudia, nel documentario "La forma della città", del 1974. 


Pasolini afferma che i fascisti non sono riusciti, nonostante il loro ventennio dittatoriale, non solo a mutare, ma neppure a scalfire la realtà dell'Italia preesistente (questo lo disse anche Lussu). Conseguentemente, concentrarsi sugli aspetti esteriori, nel caso specifico relativo all'architettura di Sabaudia, in realtà non serve.
Lussu ha avuto un pregio, quello di saper prendere atto della sconfitta per preparare nel medio periodo la propria rivincita. Tuttavia, come ha spiegato in un passo del libro appena successivo al racconto dell'Aventino, la psicologia di massa per creare la rivincita democratica non si crea in un giorno. Già oggi, prendere atto del rischio in evoluzione sarebbe un grande passo avanti. Anche nel 1919 si partì con 4000 voti, due anni dopo misero 37 deputati, e poi sappiamo come proseguirono gli eventi.
Diciamo che, sempre rifacendosi a Lussu, non fossilizzarsi sul comportamento che ebbe l'allora presidente del Consiglio Facta, che lui definiva come "Il presidente che nutriva fiducia" (sul fatto che tutto sarebbe andato nel migliore dei modi), comincerebbe ad essere un passo in avanti nell'analisi.

Dato che ci stiamo avvicinando al Natale, credo che possa essere un'ottima idea quella di regalarlo ai nostri fratelli, nipoti, cugini adolescenti, per prepararli a non vedere più questa realtà esclusivamente come un evento del passato, irripetibile. Proprio per questo motivo, ritengo che "Marcia su Roma e dintorni" sia il libro più attuale nel panorama letterario italiano.

Per approfondimenti, non posso che consigliarvi questa lettura dal blog di Bagnai: Campo Despedienti (Frazione di Giovinia).



lunedì 31 luglio 2017

NUOTO - IL BILANCIO DEL MONDIALE DI BUDAPEST 2017

Quello che ci siamo gustati in questi giorni è stato uno dei mondiali di nuoto più belli della storia, e non solo per il livello che hanno dimostrato di avere i nostri assi italiani.

Partendo dall'Italia, ci siamo piazzati al sesto posto nel medagliere complessivo, con 16 medaglie totali, quarti, dietro solo ai titani mondiali: USA, Cina e Russia.
Non si vedevano tre ori dal mondiale di casa, a Roma 2009, dove ci furono le due vittorie di Federica Pellegrini sui 200 e 400 stile libero, conditi con due record del mondo, e la vittoria sui 1500 stile libero di Alessia Filippi. Se volessimo fare un passo storico maggiore per ritrovare un'Italia a questo livello, dovremmo spostarci addirittura all'Olimpiade di Sydney 2000, senza dubbio la più bella della storia, per quanto riguarda il nuoto. In quell'occasione, furono Domenico Fioravanti e Massimiliano Rosolino a regalarci tre ori, grazie, rispettivamente, alle vittorie sui 100 e 200 rana, e sui 200 misti conditi anche in quel caso con tanto di record olimpici (100 rana e 200 misti).
E' innegabile che il nuoto italiano si regga su tre punte di livello incredibile: Pellegrini, Detti e Paltrinieri, ma è sempre stato così, e lo è anche per gran parte delle altre nazioni. Lo è per la Svezia, che se si chiamasse direttamente Sarah Sjostrom, a livello natatorio cambierebbe poco, per l'Ungheria, che si regge su Lazlo Cseh, Katinka Hosszu e David Verraszto. 
Ciò che c'è di estremamente positivo, è la crescita del livello medio dell'Italia, che anche in questo caso ci riporta un po' a Sydney 2000. In quel caso, non ci furono solo le medaglie di Rosolino (200 misti, 400 stile libero, 200 stile libero) e di Fioravanti, ma ci furono gli acuti di Rummolo, che piazzò un bronzo negli stessi 200 rana vinti da Fioravanti, ci fu il quarto posto di Vismara nei 50 stile libero, ci furono le staffette 4x200 stile libero maschile al quarto posto e la 4x100 stile libero al quinto posto.
Nel mondiale ungherese, abbiamo avuto grandi risposte da personaggi natatori che hanno già fatto la storia italiana, come Fabio Scozzoli, ritornato a grandi livelli sui 50 rana, dove ha migliorato per due volte il record italiano arrivando sesto in finale; e da future punte, come la Castiglioni, anche lei sesta nella finale della medesima disciplina, dalla Quadarella, stupenda nei 1500 stile libero che le hanno regalato il bronzo e da Martinenghi, ranista che ha mostrato grandi qualità.
A livello globale, abbiamo trovato una Federica Pellegrini versione super negli ultimi 30 metri dei 200 stile libero, dove neppure la fin lì imbattuta Katie Ledecky ha potuto nulla. Una gara, quella dei 200 stle libero femminili, tattica, perché altrimenti non si spiegherebbe il calo prestativo della Ledecky, che se avesse ripetuto il tempo della semifinale (tra l'altro nuotata circa un'ora dopo la finale dei 1500 stile libero), avrebbe comunque vinto. La Pellegrini ha dato la zampata della campionessa esperta.



La gara degli 800 stile libero, vinta da Gabriele Detti, con il bronzo di Gregorio Paltrinieri, è stata la sintesi delle caratteristiche che portano Detti a essere l'italiano più completo nello stile libero, competitivo dai 200 fino ai 1500 stile libero. Una gara dove Paltrinieri si è preso l'onere di sfiancare sul ritmo Sun Yang, mentre Detti ha avuto la capacità di rimanere lì e piazzare la zampata negli ultimi 100 metri, battendo anche Wojdak.


I 1500 di ieri li abbiamo visti tutti. Si era capito dalla batterie che l'ucraino Romanchuk sarebbe stato un cliente estremamente difficile da sfiancare. Un passaggio agli 800 da paura per Paltrinieri, sul 7'44 (pensate che il bronzo negli 800 l'aveva visto chiudere in 7'42''44), con Romanchuk che, nonostante questo passo, è rimasto lì fino ai 1300 metri. Il finale di Paltrinieri ha sfiancato l'ucraino, che sarebbe stato nettamente favorito in un arrivo in volata. Per Gabriele Detti un quarto posto dovuto anche al sorprendente Mack Horton, che si sapeva sarebbe stato un cliente pericoloso, ma lo si aspettava un gradino sotto l'italiano. C'è da dire, però, che Detti in una sola settimana abbia nuotato 400 stile, 800 stile, staffetta 4x200 stile libero e 1500. Gli va fatto un monumento per un grandissimo mondiale.

Ecco la loro intervista a fine gara.



E' mancato il classico acuto in staffetta, che c'era stato anche a Kazan 2015, grazie alla 4x100 stile libero maschile.
E' mancata una vittoria italiana nel nuoto di fondo, com'era accaduto a Kazan grazie a Ruffini, ma sono arrivate tante medaglie. Al maschile, argento per Sanzullo nella 5 km e per Furlan nella 25 km, al femminile grandissima Bridi, che ci regala due bronzi nella 10 km e nella 25. Bronzo anche nella staffetta.
Grande Italia anche nei tuffi che, pur subendo il ritiro dell'icona Cagnotto, piazza due bronzi dal metro con Tocci al maschile e Bertocchi al femminile. Grandissimo bronzo per De Rose dalla piattaforma da 27 metri, nei tuffi dalle grandi altezze.
Come scordarci del nuoto sincronizzato, con l'oro della coppia Flamini-Minisini e l'argento, sempre di Minisini, ma in coppia con Perruppato.

Chiuderei con una breve analisi generale.

E' mancato solo Michelone, ritiratosi in grande stile a Rio 2016, ma gli USA non sono certo rimasti a secco! hanno immediatamente trovato un sostituto di peso, che sopperisse alla mancanza di Phelps e Lochte, tramite Dressel, un altro fenomeno a stelle e strisce che ha monopolizzato lo stile libero veloce e ha rischiato di fare uno scherzetto proprio a Michelone, arrivando a soli 4 centesimi dal record del mondo dei 100 farfalla 49''82 (stabilito a Roma 2009).
Nella rana, il britannico Adam Peaty si è permesso di riscrivere la storia, con altri record del mondo nei 50 e 100. 57''13 nei 100 e 25''95 nei 50, tempi non casuali, visto il ritmo tenuto anche nelle batterie e nelle semifinali.
Restando nella rana, ma spostandoci a livello femminile, la sfida titanca tra la Efimova e la King va all'americana, che sbriciola i record dei 50 e 100 rana imponendosi di forza sulla russa, che tuttavia si consola ampiamente con l'oro nei 200.
La padrona dello stile libero al femminile, Katie Ledecky, esce da questi mondiali con la sua storica imbattibilità violata dalla Pellegrini, ma con un bottino di spaventoso di 5 ori (400, 800, 1500 stile libero, 4x200 stile libero e 4x100 stile libero) e un argento nei 200 stile. Solo lei e Michelone Phelps versione Roma 2009 possono permettersi di dire di aver tirato un attimo il freno a mano nella stagione post olimpica. Il record del mondo della Pellegrini 1'52'98, datato mondiale Roma 2009, scricchiola non poco, dato che la Ledecky è arrivata nel 2016 a 1'53'73. L'aspettiamo  nel mondiale del 2019, in vista di Tokyo 2020.
Il livello medio per accedere alle finali è salito tantissimo, è un nuoto sempre più competitivo, che se si voltasse a riguardare i livelli di quindici anni fa, ovvero prima dell'avvento di un Phelps generalista, dalla farfalla, allo stile libero, e ai misti, troverebbe solo il record del mondo dei 400 stile libero inscalfibile, 3'40''08 di Ian Thorpe, battuto di un solo centesimo da Biedermann nel 2009, grazie al costume gommato.



Personaggio del mondiale: resterei in Ungheria, con la "Lady di Ferro" Katinka Hosszu, che ha esaltato la Duna Arena.



martedì 4 luglio 2017

LIBRI - "SICARI A 5 EURO" E "A TESTA IN SU".

Come ho fatto in alcuni casi nel passato, oggi voglio proporvi la mia visione su due libri che ho letto a gennaio. Nello specifico, mi sono dedicato ai due libri scritti da Alessandro Di Battista: "Sicari a 5 Euro" e "A testa in su".

Ho deciso di leggerli in ordine cronologico, e non ho sbagliato, in quanto molti aspetti di ciò che ho letto nel primo libro, li ho poi ritrovati sviluppati dentro il secondo, che va dentro la vita di Di Battista, incrociandosi con l'esperienza politica dentro m5s.
"Sicari a 5 Euro" l'ho letto in tre giorni, e l'ho apprezzato davvero molto. Credo che più di una mia recensione, possa esservi utile il video di  presentazione del libro sul blog di Grillo, che ripercorre a grandi linee il tragitto fatto da Di Battista per scrivere questo libro inchiesta sul sicariato nel centro-sud America.
Si parte dal Guatemala, spostandosi poi a Panama e arrivando in Colombia (dove in realtà parte il primo capitolo, rimandando poi alla parte finale del libro). 
A me è piaciuto particolarmente. Si sono intraviste posizioni economiche che apprezzo molto, come la focalizzazione dei problemi sul neoliberismo, le privatizzazioni e gli accordi di libero scambio, che distruggono l'economia di questi Stati.
Specie nel passaggio guatemalteco, il ruolo dell'informazione viene messo in risalto, in negativo, come anestetizzante della voglia di reagire a questo destino del popolo, impaurito dal sangue e dalla rassegnazione. 
Si parla del sistema dell'agro-business, ed ecco le monocolture a farla da padrone. Ma, passando per Panama, anche della riuscita di programmi di recupero su dei ragazzi (intervistati da Di Battista) che si erano dati al sicariato, e ora l'hanno abbandonato lavorando come muratori.
Si chiude arrivando in Colombia, con il paramilitarismo, il controllo del territorio per il traffico di cocaina, il baby-sicariato dovuto ai  modelli alquanto discutibili presenti nella società.
Ma lungo tutto il percorso geografico dell'inchiesta, c'è un continuo legame con la popolazione, le usanze, il cibo locale, la storia dei territori, la voglia di provare a opporre una resistenza a questo destino.
Eccovi il video di presentazione sul blog di Grillo.




Passando al secondo libro "A testa in su", posso dirvi che i legami col primo libro esistono, in quanto il filo conduttore che ha sviluppato Di Battista sia nel primo che nel secondo libro, è il racconto non solo di ciò dell'argomento centrale che vuol far arrivare, ma anche la cornice attorno al quale il tutto il sviluppa. Ed ecco che gli usi e i costumi dei paesi centro-sud americani, il cibo, le bellezze del territorio creano un bel legame tra i due scritti, oltre i concetti politici di sovranità e battaglia politica per il recupero della sovranità, senza che il passaggio alle urne diventi uno strumento idraulico, di passaggio, ma dallo sviluppo pressoché secondario.

Entrando nella modalità di sviluppo del libro, esso si divide in due parti dallo sviluppo progressivo: da una parte l'esperienza umana di Di Battista fuori dalla politica, con le sue esperienze pregresse, specie in centro-sud America, e dall'altra il Di Battista portavoce alla Camera dei Deputati, che racconta situazioni e aneddoti vissuti. 
Si passa dal racconto del decreto Imu-Bankitalia, fino alla tentata riforma dell'articolo 138 della Costituzione da parte della maggioranza, che spinse il M5S a inventarsi l'azione eclatante dell'occupazione del tetto di Montecitorio, fino ad arrivare a Grillo e Casaleggio, alla prima apparizione in TV a "Le invasioni barbariche" e ai continui spostamenti in tutti i territori italiani per non staccarsi da una realtà che un parlamentare deve sempre aver ben fissata in testa per rimanere un portavoce del popolo, e non trasformarsi, anche involontariamente, in un politico di professione.

Se siete attivisti del Movimento 5 stelle, che seguite giornalmente ciò che accade in Parlamento, conoscerete gran parte dei racconti e aneddoti esposti, ma varrà comunque la pena leggersi il libro per conoscere la parte esterna alla politica.

Due libri consigliati, da leggere nell'ordine che vi ho esposto per cogliere il meglio dalla seconda lettura.

giovedì 16 febbraio 2017

UE - GLI SVILUPPI DEL CETA

Il CETA è stato approvato al parlamento europeo con 695 voti: 408 voti a favore, 254 contrari e 33 astenuti. Questo ormai è un dato di fatto a livello comunitario, e dobbiamo analizzarlo.

Bisogna ammettere che sul CETA l'UE abbia saputo giocare strategicamente bene. Sul fatto che poi si sia contro queste idee economiche è un'altra questione. L'UE ha giocato su due tavoli per ottenere l'obiettivo, l'attenzione si è riversata sostanzialmente quasi completamente sul TTIP, mentre il CETA è andato più libero dalle attenzioni concentrate, e ha portato avanti la sua negoziazione con più "libertà dal controllo democratico", e con questo abbiamo detto tutto.
Il Canada rappresenta una piattaforma, niente di più, non prendiamoci in giro. Ha 35 milioni di abitanti, praticamente la metà dell'Italia. E' una piattaforma d'incontro dove le megaimprese USA potranno spostarsi per negoziare alle condizioni concordate con l'UE. Il fatto che l'UE abbia giocato su due tavoli ha tenuto aperte due diverse opzioni per raggiungere il suo scopo.  
Ora la palla passa ai parlamenti nazionali. A meno che in Italia non si sollevi un polverone informativo (e i media staranno ben attenti a controllare il rischio) qui non abbiamo speranze su una bocciatura del trattato. Vedremo negli altri Stati UE, con condizioni costituzionali differenti dalle nostre. I referendum, storicamente, sono stati il problema dei passi avanti della Costruzione europea: ricordate la Costituzione europea? Fu bocciata! e il trattato di Lisbona?? Bocciato dagli irlandesi al referendum, fu riproposto una seconda volta. Immagino che la scheda referendaria avesse due opzioni: SI' o SI' per favore.
Ora possiamo leggere il CETA come la reazione del liberismo a un rischio di protezionismo, e possiamo capire l'apertura di due diverse opzioni per raggiungere lo scopo. Ora gli USA a livello di federazione dovranno evidentemente avere una reazione, non digeriranno stando zitti l'eventuale spostamento delle megaimprese in Canada per beneficiare del CETA.
Non ci resta che attendere ulteriori sviluppi.

giovedì 26 gennaio 2017

BUFALE SUL WEB E MAINSTREAM DOMINANTE.

Qualche settimana fa impazzava la tematica della lotta alle bufale sul web. Dobbiamo fare delle distinzioni, però, altrimenti si arriva a subire una legge bavaglio, con lo specchietto per le allodole della lotta alle bufale.
Si tratta di bloccare siti come "il fatto quotidaino" e simili? Perfetto, ci sto pure io, dato che spesso segnalo condivisioni di questo tipo. Ma non ci si fermerà solo a questo, e si arriverà a giustificare una censura di controinformazione, attraverso questo pensiero: tutto quello che non s'incastra con il mainstream, è una bufala = censura.
Potrei farvi mille esempi, ma vi faccio quello classico sui temi che mi interessano di più. Il mainstream ha voluto che negli anni successivi alla crisi dei subprime la ricetta giusta fosse l'austerità, e tutti sono andati in quella direzione. Chi ha provato a dire "ehi, forse non è un problema di debito pubblico, ma privato", era definito come complottista. Così come oggi chi è euroscettico e vuole uscire dall'Euro è un complottista che va contro il sogno europeo, mentre quando cadrà il
castello, tutti diranno "eh masevedeva che era un castello di carte". A quel punto il mainstream si allineerà in un giorno ai vecchi complottisti euroscettici, e faranno finta di averlo sempre sostenuto, magari facendovi vedere un vecchio trafiletto sul MES a pagina 80. 
E allora anche i giornali sono bufalari nella sostanza economica della società che viviamo.
Le bufale fanno parte del gioco. Come le definiamo le bufale? Sta tutto lì, nient'altro.
Una bufala è pure: mps è salva....potete investire tranquillamente....cit. Ex governo...e poi oggi... .
Una reputazione sul web te la fai con il tipo d'informazione che fai. Chi è fuoristrada, è sempre avvertito che le sue fonti non sono molto attendibili. 
Ma con questa scusa, non possiamo rischiare di farci imporre un pensiero unico preconfezionato, del quale siamo già schiavi, fatta eccezioni per qualche manciata di coraggiosi temerari che ci insegnano #lebbasi del neoliberismo che stiamo vivendo.
L'impressione è quella di una cornice venduta dall'alto, che si adegua alle scelte di politica economica in progetto. Cercate un po', e nel 2012 troverete tantissimi inni alla bellezza e utilità delle politiche d'austerity. Risate assicurate.
Se il provvedimento che ne verrà fuori colpisse esclusivamente i famigerati siti di bufale e di razzismo, che si apra una discussione seria in Parlamento. Se così non fosse, il voto contrario, però, non vorrebbe dire essere contro le bufale. Se mettono spazzatura che imbavaglia dentro una legge col titolo buono, non caschiamoci.

giovedì 19 gennaio 2017

IL RAPPORTO TRA PARLAMENTO E GOVERNO.

Ormai è passato più di un mese dal referendum sulla riforma costituzionale, che ha provocato le dimissioni dell'ex presidente del Consiglio Renzi, e la successiva nomina di Gentiloni, che ha di fatto riproposto quasi in toto i ministri dell'ex governo, con qualche variazione.
Ogni volta che cade un governo, nascono delle problematiche, dei difetti di conoscenze da parte del popolo, che sono strettamente legati alla trasformazione che ha avuto il nostro Stato, nei rapporti tra Parlamento e Governo. Infatti, si è quasi rovesciato questo rapporto, che prima vedeva il Governo subordinato al Parlamento, e oggi vede il Governo produrre la maggior parte degli atti normativi, tanto da legare nella concezione popolare la sua caduta all'indizione di elezioni, successive al termine anticipato della legislatura.
Chiariamo due concetti una volta per tutte. Che un governo non duri 5 anni all'interno della legislatura, ma se ne formino 3 (come in questa) è
normale in una repubblica parlamentare. Gli elettori votano i loro rappresentanti in parlamento, che cercano di applicare il programma elettorale.
Il governo in carica è l'esecutivo, che non si occupa di legiferare, ma di rendere esecutivo il lavoro legislativo del parlamento, tutto perfetto.
Quanti governi saltavano prima senza che si andasse a elezioni? Le legislature duravano.
Il problema è un altro. Abbiamo perso la concezione di parlamento che legifera, perché è stato spostato anche il potere legislativo sul governo.
Ecco, quindi, che quando va per aria un governo, il proseguimento della legislatura sembra non avere senso.


Se si recuperasse la concezione di parlamento come organo legislativo e di governo come organo esecutivo del lavoro parlamentare, i cittadini non
avrebbero più questa confusione in testa. E' una confusione legittima, con questi equilibri.
Ecco perché alle elezioni i cittadini non eleggono un governo! perché il governo è subordinato al volere della maggioranza parlamentare! e il presidente della Repubblica, qualsiasi nome indichi per formare un governo, dovrebbe sapere che tanto è l'organo legislativo che indirizza, non il
governo. Il parlamento può sfiduciare e far saltare il governo quando vuole.
Tutte queste concezioni sono completamente saltate per aria. Oggi siamo, in sostanza, una nuova forma di Stato, una Repubblica governativa, passatemi il termine, e ciò trova conferme anche nel documento allegato alla riforma costituzionale:

"Negli ultimi anni il sistema istituzionale si è dovuto confrontare con potenti e repentine trasformazioni, che hanno prodotto rilevanti effetti sui rapporti tra Governo, Parlamento e Autonomie territoriali – incidendo indirettamente sulla stessa forma di Stato e di Governo – senza tuttavia che siano stati adottati interventi diretti a ricondurre in modo organico tali trasformazioni entro un rinnovato assetto costituzionale". Fonte: http://www.riformeistituzionali.gov.it/media/2080/testoddl1429senato.pdf

martedì 6 dicembre 2016

REFERENDUM COSTITUZIONALE - UN NO CHE SA DI LIBERAZIONE.

Sì, ci siamo ribellati a una riforma accentratrice del potere, e l'abbiamo fatto alla vecchia maniera, con un'affluenza che ha dell'entusiasmante, e io mi sono dovuto commuovere.
Mi sono commosso perché davo la partita per persa da almeno due settimana e sapevo che, se questo fosse stato lo scenario reale, con gli equilibri interni al nuovo sistema, riuscire ad approvare una contro riforma che portasse nuovamente in ordine la Costituzione repubblicana sarebbe stato praticamente impossibile. Impossibile per la variabilità delle maggioranze lungo il procedimento legislativo di una riforma costituzionale (la composizione sarebbe variata in caso di elezioni comunali e regionali) e miracoloso perché, il peso che avrebbe avuto il PD in quel Senato, avrebbe reso vano qualsiasi tentativo.
Ero già pronto a questo scenario, rassegnato al colpo da K.O., quando i cittadini italiani hanno deciso, così come fecero nel 2006, di proteggere la carta costituzionale in massa. Il voto che ho dato domenica mattina non lo scorderò mai, perché è stato il più importante nella mia pur breve esperienza da elettore, decisamente più pesante e sentito del pur convintissimo voto al Movimento 5 stelle delle elezioni politiche del 2013. La Costituzione è la Costituzione, e come ho potuto comprendere anche precedentemente al voto, mi aveva unito con altri cittadini che non credevo potessero mai votare nella mia stessa direzione. Questi sono i miracoli della Costituzione, che unisce ogni qualvolta si provi ad attaccarla.
Un 60-40 per il NO senza nessun appello, con uno scarto di 6,3 milioni di voti, 12,7 a 19. Ma il dato che pesa di più è il 69% di afflusso ai seggi.


E' inutile negarlo, resta ancora oggi la macchia pesante dell'articolo 81 approvato con più di 2/3 in seconda lettura nel 2012 e, conseguentemente, non passato tramite referendum. Quel pareggio di bilancio posto in alto nella gerarchia delle fonti, fino ad arrivare alla fonte costituzionale in modo folle. Questo NO nel momento in cui eravamo spalle al muro, deve posteriormente creare la consapevolezza che questa macchia vada riportata all'origine del 1948.
Sarà un discorso che si riaprirà, spero, nella prossima legislatura.

Ho provato in questi mesi precedenti al referendum, ma anche quando la riforma costituzionale era ancora in discussione in Parlamento, a mettere il mio minuscolo mattoncino in difesa della Costituzione, leggendo, informandomi e informandovi sugli scenari che si sarebbero aperti in caso di una vittoria del SI'.
Abbiamo scelto di darci ancora una possibilità, come popolo e questo è l'aspetto fondamentale.

Non so quanti di voi avessero letto il testo della riforma costituzionale e il documento allegato del governo, che a me aveva messo la pelle d'oca. Questo è il documento: https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/760060/index.html?stampa=si&part=ddlpres_ddlpres1-relpres_relpres1.
Ve lo ripropongo qui:

"Negli ultimi anni il sistema istituzionale si è dovuto confrontare con potenti e repentine trasformazioni, CHE HANNO PRODOTTO RILEVANTI EFFETTI SUI RAPPORTI TRA GOVERNO, PARLAMENTO E AUTONOMIE TERRITORIALI - INCIDENDO INDIRETTAMENTE SULLA STESSA FORMA DI STATO E GOVERNO - senza tuttavia che siano stati adottati INTERVENTI DIRETTI A RICONDURRE IN MODO ORGANICO TALI TRASFORMAZIONI ENTRO UN RINNOVATO ASSETTO COSTITUZIONALE"

In soldoni, i cambiamenti che abbiamo vissuto in questo periodo, hanno di fatto mutato l'assetto del nostro Stato, e con questa riforma si sarebbe andato a rendere costituzionale questo cambiamento.

In che modo? Nel passo successivo viene chiarito:

"Lo spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione DEL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA E, IN PARTICOLARE, L'ESIGENZA DI ADEGUARE L'ORDINAMENTO INTERNO ALLA RECENTE EVOLUZIONE DELLA GOVERNANCE ECONOMICA EUROPEA [...] E ALLE STRINGENTI REGOLE DI BILANCIO.



Ora, con le dichiarate dimissioni di Renzi, che avverranno successivamente all'approvazione della legge di bilancio, si apre un altro scenario, dubbio, instabile, che ci porterà a elezioni spero il più presto possibile, ma al massimo nel 2018 (la sentenza della Consulta sull'Italicum è fissata per il 24 gennaio 2017). A quel punto, ci giocheremo tutte le carte accumulate con questo referendum. 
Chi non ci sta più con le imposizioni sulla politica economica austera e deflazionista dell'UE, dovrà battere un colpo.

Lo scenario italiano è alquanto triste, ma per fortuna, i cervelli che hanno capito la situazione e informano fuori dal mainstream, sono di una qualità fuori dal comune. Parlo di Bagnai e Barra Caracciolo, fantastici nelle loro divulgazioni. Spero che più persone possibili salgano in questo treno d'informazione, aldilà della propria appartenenza politica.
Se avete compreso che il neoliberismo dell'UE, che ha nell'apice il suo strumento di controllo l'Euro, non perdete l'occasione: ideologizzati a sinistra che non sono cascati nella deriva neoliberista socialdemocratica basata sulla cosmesi dei diritti, attivisti del Movimento 5 stelle e cittadini sostenitori di forze euro scettiche, non perdete l'occasione, informatevi!

La spettinata iperbolica di Marco Travaglio all'informazione che c'è stata dietro questa periodo di campagna referendaria durante la Maratona di Mentana sul referendum, è stata fantastica. Il Fatto Quotidiano ha fatto tanto per promuovere le ragioni del NO, e dopo la batosta presa dal fronte del SI', si è voluto togliere un paio di sassolini dalle scarpe.



Sempre a proposito del tema, l'articolo di Bagnai sul suo blog Goofynomics (http://goofynomics.blogspot.it/2016/12/il-no-ai-media.html), apre speranze che io condivido in pieno, dato che proprio giovedì, ascoltando le ultime esposizioni di Travaglio sulle motivazioni del NO, avevo a mia sorpresa notato una decisione tale sui temi economici che mai avevo visto così vicini e conciliabili con la direzione da me auspicata.
Consiglio la visione, dal minuto 40 al 45.


In ultimo, i ringraziamenti a tutte le persone che si sono spese per il NO, con una speciale attenzione dagli attivisti del Movimento, ai comitati del NO, ai costituzionalisti, a Travaglio e company, a Barra Caracciolo, Bagnai, Fusaro, Mori, e i parlamentari del m5s.

Non abbassate la guardia proprio ora. Vigili e vogliosi di votare. 


martedì 22 novembre 2016

RAGIONAMENTO COMPLETO SUL NO AL REFERENDUM. IL 4 DICEMBRE #IODICONO.

Ripartirei facendovi leggere questo articolo, per poi proseguire nella nostra analisi, in cui questo tassello è essenziale, perché ricollega la riforma costituzionale alla Costruzione Europea: http://simosamatzai1993.blogspot.it/2016/10/referendum-costituzionale-un-libro-del.html. Esso si occupa dei contenuti che ho trovato durante la lettura di "Morire per Maastricht" di Letta, 1997.

E ora, possiamo proseguire!

Finiamola di dire che Renzi abbia fatto degli sbagli, perché non è così. Anche in questo caso, non si deve giocare con le parole. Sbagliare: Compiere un'azione in maniera non corretta. E Renzi non sta compiendo un'azione in maniera non corretta. In questi due anni e mezzo sta portando avanti delle riforme strettamente correlate tra loro, che non corrispondono alle soluzioni preferibili per i cittadini e la democrazia, ma non sta sbagliando. Dal suo punto di vista, sta facendo tutto bene.
Proviamo a ragionarci.
C'è contraddizione tra le dichiarazioni di Renzi e l'operato, ma questo è inevitabile, mica può spiegare il significato della riforma del lavoro:
<<Oh, sapete che c'è, stiamo svalutando il lavoro perché non possiamo svalutare la moneta essendo dentro l'Euro, che è un'unione monetaria, e quindi vi togliamo dei diritti per abbassare costi di produzione tramite diminuzione dei salari. E' l'unico modo per reggere ancora un po' dentro questo sistema UE neoliberista, liberoscambista. Da fuori arriveranno a sfruttare a basso costo la nostra forza lavoro che è una bellezza. Avete visto che bel manifesto abbiamo fatto girare per gli imprenditori esteri??>>.
Che figata che sarebbe una dichiarazione del genere, vero? 
Provatemi a dire che non abbia raggiunto lo scopo! quindi dal suo punto di vista ha lavorato bene.

Passiamo al combinato disposto riforma costituzionale-Italicum.

Collegate tutti questi puntini, mi raccomando.


"[...] Lo spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione del processo di integrazione europea e, in particolare, l'esigenza di adeguare l'ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea (da cui sono discesi, tra l'altro, l'introduzione del Semestre europeo e la riforma del patto di stabilità e crescita) e alle relative stringenti regole di bilancio (quali le nuove regole del debito e della spesa); le sfide derivanti dall'internazionalizzazione delle economie e dal mutato contesto della competizione globale; le spinte verso una compiuta attuazione della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione tesa a valorizzare la dimensione delle Autonomie territoriali e, in particolare, la loro autonomia finanziaria (da cui è originato il cosiddetto federalismo fiscale), e l'esigenza di coniugare quest'ultima con le rinnovate esigenze di governo unitario della finanza pubblica connesse anche ad impegni internazionali: il complesso di questi fattori ha dato luogo ad interventi di revisione costituzionale rilevanti, ancorché circoscritti, che hanno da ultimo interessato gli articoli 81, 97, 117 e 119, della Carta, ma che non sono stati accompagnati da un processo organico di riforma in grado di razionalizzare in modo compiuto il complesso sistema di governo multilivello articolato tra Unione europea, Stato e Autonomie territoriali, entro il quale si dipanano oggi le politiche pubbliche [...]".


Tratto dal Documento di JP Morgan del 2013.

«I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea. Quando i politici TEDESCHI parlano di processi di riforma decennali, probabilmente hanno in mente sia riforme di tipo economico sia di tipo politico. 
I sistemi politici e costituzionali del Sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei confronti delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo, il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali 
(Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)».

Cosa persegue la riforma costituzionale?
Forma una perfetta linea di comando, che parte dal livello sovranazionale, passando per l'UE, e arriva al livello nazionale. Accentra i poteri verso l'esecutivo (che in questo modo è facilitato a recepire le direttive UE), più precisamente verso il presidente del Consiglio, svuotando di fatto i contrappesi che rendevano equilibrato il sistema tra potere esecutivo (Governo) e potere legislativo (Parlamento), e centralizza i poteri degli enti locali verso lo Stato centrale.

Entriamo nel dettaglio.

Articolo 55: Tra le funzioni del Senato NOMINATO, ci sono i rapporti tra Stato e UE.
"...nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea". I senatori nominati, in sostanza, dovranno controllare che le direttive provenienti dall'UE, vengano rispettate.

Articolo 57: Formazione del Senato (74 Consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 nominati dal Presidente della Repubblica per altissimi meriti). "Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori".
Articolo 70: Questo è forse l'articolo più pericoloso della riforma, perché tratta la costituzionalizzazione e quindi rigetto di incostituzionalità delle normative UE, e ci obbliga a perseguirle "...le forme e i termini della partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea";
Articolo 71:  Scadenza massima alla votazione di un provvedimento:
"[...] I regolamenti stabiliscono procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza [...] il Governo può chiedere alla Camera dei deputati di deliberare, entro cinque giorni dalla richiesta, che un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla pronuncia in via definitiva della Camera dei deputati entro il termine di settanta giorni dalla deliberazione..." .

Articolo 83: Modifiche all'elezione del Presidente della Repubblica. «Dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea. Dal settimo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti».

Articolo 117: Perseguimento dei vincoli derivanti dall'UE e clausola di supremazia del governo centrale sugli enti territoriali.
"La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali. e) moneta, tutela del risparmio, [...] armonizzazione dei bilanci pubblici; le altre voci fondamentali si occupano di regolare i rapporti di forza tra Stato e Regioni, con la clausola di supremazia. " Su proposta del governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero l'interesse della tutela nazionale".
Più o meno, non lamentatevi se le regioni non saranno chiamate in causa sul passaggio nel suo territorio di un gasdotto, per fare un esempio;

Articolo 119: Chiaramente, essendo vincolato lo Stato dai trattati UE, tutti gli enti a livello inferiore, devono rispondere di questi vincoli di stabilità:
"Comuni, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea".

Articolo 120: Il governo può sollevare dall'incarico governatori e sindaci in caso di dissesto finanziario (potere che fu revocato dalla sentenza n. 219 del 2013). (Mi ricorda molto la situazione di Roma).
«...e stabilisce i casi di esclusione dei titolari di organi di governo regionali e locali dall’esercizio delle rispettive funzioni quando è stato accertato lo stato di grave dissesto finanziario dell’ente».

L'Italicum, così come concepito, crea una maggioranza assoluta in un Parlamento dove il potere di sfiduciare il governo è limitato esclusivamente all'unica camera che rimarrà elettiva: la Camera dei deputati. Per questo motivo, sommando i risultati numerici in termini di seggi, e quindi di maggioranza affidata a un unico partito, con i poteri accentratrici sulla Costituzione contenute in questa riforma, gli equilibri risultano completamente alterati.
Il Movimento 5 stelle, con il suo andamento, ha creato l'unica falla a questo progetto di riforma, in quanto c'è un rischio alto che al ballottaggio vada a battere il PD, prendendosi una maggioranza bulgara monocolore, con una Costituzione accentratrice verso il governo. Aspetto che non era stato considerato inizialmente, data la grande vittoria di Renzi alle Europee, con oltre il 40%. 
L'unica falla del progetto renziano è stata proprio questa, che rischia di obbligare a una riforma dell'Italicum.

Pensiamo ora a una possibile vittoria del PD, con questa riforma confermata al referendum del prossimo 4 dicembre.
L'elezione del Presidente della Repubblica, dal settimo scrutinio risulterebbe assai facilitata (3/5 dei votanti), e basterebbe l'aggiunta di un numero esiguo di voti (nel caso altamente positivistico di presenza completa dei 730 votanti), per raggiungere il quorum (massimo 438 voti, nel migliore dei casi). In questo caso, si eleggerebbe un PdR a piacimento, e quindi rischierebbe di ottenere il controllo anche della Corte Costituzionale, in quanto 1/3 viene scelto dal PdR e 3 dalla Camera (dove grazie all'Italicum avrebbe la maggioranza). Quindi, 8/15 della Corte costituzionale! un controllo dall'alto delle componenti fondamentali.

Per gli elettori del PD, che spesso hanno additato altre forze politiche come antidemocratiche, chiedo di rovesciare il ragionamento! pensate a quest'altro partito al governo con questo sistema! sicuri che votare SI' a questo modello vi protegga da quello che ritenete essere un "grave pericolo per la democrazia"? Rifletteteci! ma, soprattutto, riflettete nel modello "linea di comando" che è stato preparato in questi 3 anni dal PD. Non pare esser democratico. :)
Ah.....e ora rileggetevi lo scritto di JP Morgan!
CONDIVIDETE! e spiegate queste ragioni alle persone!! facciamo rete.