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giovedì 8 febbraio 2018

CRISI DEMOGRAFICA - I DATI ISTAT 2017 E COLLEGAMENTI SULL'ECONOMIA E SULL'IMMIGRAZIONE.

E' di oggi la notizia che segna un nuovo minimo storico nelle nascite dall'Unità d'Italia, il 2% in meno tra il 2017 e il 2016. Nel 2017, le nascite si sono fermate a 464 mila unità, 9000 in meno del 2016.
Quello demografico è un problema serio, che va analizzato nei risvolti che esso mostra a livello economico e sociale. Proviamo a fare una piccola ricostruzione storica, prendendo come elementi base del ragionamento il calo demografico, il risparmio privato italiano, l'immigrazione e il ruolo dello Stato.





Fonte: Wikipedia per il grafico demografico e fef academy per il tasso di rispamio privato delle famiglie italiane.

Questi due grafici raccontano molto bene il nostro declino, che ha radici molto più antiche dell'Euro. Parte con la flessione demografica, che registra l'ultimo anno di crescita nel 1964 per poi avere un declino che ci porta sotto il tasso di riproduzione, che è pari a un livello leggermente superiore ai 2 figli per coppia (dato che dobbiamo prendere in considerazione il fatto che c'è chi, per scelta di vita, morte prematura o altri fattori, non dà vita a nuova prole).
Con meno popolazione, c'è meno domanda interna che dev'essere compensata con una maggior propensione al consumo individuale. Si riesce a intensificare la produzione in maniera fittizia delocalizzando la produzione e quindi deindustrializzandoci, per produrre a basso costo e reimportare. Nel secondo grafico, ci viene mostrato il tasso di risparmio delle famiglie italiane, che storicamente è stato uno dei più alti del mondo. Il primo aspetto che ci viene immediatamente all'occhio, è il trasferimento del risparmio in consumi.

Uno dei maggiori problemi che dovremmo porci è quello demografico, ma una politica del genere si può mettere in piedi esclusivamente con uno Stato al centro della vita collettiva, cosa impossibile con le logiche liberiste. Infatti, ad oggi, la soluzione che ci viene perennemente offerta sul tema demografico, è "importare capitale umano". Non ho usato a caso questa terminologia, perché essa è figlia del capitalismo neoliberista. Non dobbiamo uscire dalla logica del Capitale. 


(Qui la citazione di Sankara è fondamentale:<<Le masse popolari in Europa non sono contro le masse popolari in Africa. Ma quelli che vogliono sfruttare l'Africa sono gli stessi che fruttano l'Europa. Abbiamo un nemico comune>>. In questa citazione, si legge lo spostamento del capitale liberalizzato come fattore predatore. Il capitale, se così possiamo dire, non conosce patria, ma solo il profitto incondizionato. Questo è il liberismo. I rapporti di forza sono evidentemente diversi, ma la logica è la stessa.)

Questo servirebbe per comprimere ulteriormente i salari laddove c'è già un eccesso pazzesco di forza lavoro inutilizzata. Senza Stato nell'economia, questa via non è risolutiva, perché ci sarà sempre altro "capitale umano" da importare per comprimere ancora al ribasso i salari e ritrovare competitività sulle esportazioni. Se la crescita non può avvenire tramite domanda interna, che viene appositamente compressa abbassando l'influenza dei lavoratori tramite l'abbassamento dei salari, deve avvenire vendendo le proprie merci agli altri. 
Dovrebbe essere nuovamente lo Stato a poter investire nella famiglia (non mi interessa il tipo di famiglia), e creare le condizioni perché l'aumento demografico si sviluppi da sé. Sarebbe bella l'idea d'istituire una commissione d'inchiesta specifica sul tema demografico. Lo Stato, in questo momento, ha di fatto le mani legate rispetto all'economia, e non si può pretendere che esista un altro metodo per incentivare le famiglie ad allargarsi.
Non è risolutiva neppure dal punto di vista demografico questa soluzione, almeno secondo me, perché il problema italiano, se nasce dal 1964, sfugge esclusivamente a logiche collegate alla crisi economica, ma è fattore culturale. Un economista che tratta spesso la tematica demografica, Gotti Tedeschi, collega l'inizio del problema demografico con il concetto di paternità responsabile, uscito dal Concilio Vaticano II. Assorbendo la nostra cultura, la popolazione immigrata, nel giro di poco tempo assorbirà questo fattore culturale. La soluzione non è definitiva, ma solo tampone, oltre a creare ulteriori tensioni sociali, figlie di un'estremizzazione del conflitto sociale dal basso. E' da questo conflitto sociale che nascono episodi come quelli di Macerata.
Per concludere, l'economia e la demografia insieme si legano solo con un intervento di Stato a sostegno delle famiglie.

giovedì 1 febbraio 2018

L'INDOVINELLO DI TIZIO, CAIO E SEMPRONIO.


Tizio fissa il cambio con Caio e Sempronio e adotta con essi una moneta unica. Tizio ha abolito il rischio di cambio nei confronti della moneta di Caio e Sempronio e può prestare soldi a Caio e Sempronio senza che essi possano svalutare la loro moneta, tirandogli la sola.

Ecco che, protetti dalla moneta unica i capitali di Tizio dal Centro si dirigono in periferia, per finanziare Caio, perché Caio offre rendimenti più alti. Caio è felice, ma Tizio di più. Caio è felice perché si può permettere finalmente di comprarsi i beni prodotti da Tizio che prima costavano troppo e ora sono più a buon mercato, e Tizio è felice perché con questa logica finanzia le esportazioni di prodotti del suo sistema industriale. 
Caio cresce, ma il suo sistema privato si sta indebitando con Tizio. Importando troppi prodotti di Tizio il sistema di Caio si gretola. Tizio chiude i rubinetti del credito e Caio deve saldare con tanta austerità.
Se Tizio eccede troppo con i crediti al sistema di Caio, non c'è problema, perché arriva Sempronio, che nel mentre ha fatto saltare il suo governo via lettera banca centrale con l'imposizione di tante riforme liberiste e spread, e ha messo al suo posto un governo tecnico, che finanzia in parte il salvataggio delle banche di Tizio esposte eccessivamente ai debiti di Caio e impone al proprio sistema austerità e tagli ai diritti sociali, così da tagliare la domanda interna.
Il sistema produttivo di Sempronio deve quindi tagliare i salari per rimanere in competizione con il sistema di Tizio o, in alternativa, fare delocalizzazioni, deindustrializzando il proprio sistema. Intanto, il sistema di Tizio può permettersi di fare shopping nel sistema sia di Caio che di Sempronio, che privatizzano.
L'adozione di una moneta unica ha avvantaggiato Tizio o Caio e Sempronio? Ha avvantaggiato il capitalista del sistema di Tizio o l'operaio del sistema di Caio e Sempronio?

lunedì 8 gennaio 2018

LIBRI - LETTERE DI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA, AMOR DI PATRIA E RIFLESSIONI ALLEGATE.

Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana è stato l'ultimo libro del mio 2017. Non posso definirlo con assoluta certezza il più toccante, ma esclusivamente per il fatto che, precedentemente ad esso, io abbia letto "Se questo è un uomo" e "La tregua", di Primo Levi. Applicare una scelta tra queste opere è davvero complesso.
Leggendo quest'opera ho notato un continuo richiamo all'amor di patria, e quindi all'orgoglio di essersi battuti fieramente per il futuro dell'Italia occupata. In tutte le ultime lettere inviate dai condannati, sento particolarmente vicina ai miei ideali quella inviata da un ragazzo di diciannove anni, Giacomo Ulivi. Giacomo si battè contro il nazifascismo, e fu catturato per tre volte. Nelle prime due esperienze, con grandissima tenacia, riuscì a scappare e, in un momento di libertà tra la seconda fuga e l'ultima cattura ad opera delle camicie nere, scrisse una lettera ai suoi amici. Non era una lettera d'addio, in quanto aveva appena riconquistato la libertà, e potè quindi proiettarsi verso il futuro, oltre il nazifascismo, verso la liberazione e la successiva ricostruzione della nostra società.
Il pensiero espresso da Giacomo nelle quattro pagine scritte è di un valore davvero altissimo. Mi chiedo cosa sarebbe potuto diventare all'interno della società post liberazione, se solo avesse avuto la possibilità di esserci materialmente. 
Egli fece riferimenti alla ricostruzione, ma non tanto materiale. Infatti, prima di preoccuparsi di tutto quello che di materiale si sarebbe dovuto ricostruire, si preoccupò di porre l'accento su una ricostruzione dell'uomo, della società italiana. Un inizio assolutamente calzante, dato che si arrivava da un ventennio che aveva staccato la gente dalla politica. Il Fascismo, aveva dato l'idea che "la politica fosse lavoro di specialisti". Cito testualmente una serie di sue riflessioni:
- "Ci siamo fatti strappare tutto da una minoranza inadeguata, moralmente e intellettualmente";
- "Il brutto è che le parole e gli atti di quella minoranza hanno intaccato la posizione morale, la mentalità di molti di noi";
- "Oggi bisogna combattere contro l'oppressore. Ma è bene prepararsi a risolvere quei problemi  in modo duraturo, e che eviti il risorgere di essi e il ripetersi di tutto quanto si è abbattuto su di noi".

Un appunto finale a questa riflessione.

Io, purtroppo, qualche collegamento storico lo trovo, e mi batto contro chi assoggetta, in qualsiasi forma. Oggi, inutile negarlo, la forma di controllo è cambiata, ma andando avanti su questa strada, l'insurrezione potrebbe essere gestita proprio da quelli che ritengono che sia la vecchia scuola la modalità giusta. Come ho ascoltato bene dall'economista Sapelli:<< Il contrario del liberalismo è mettere in una Costituzione la forma della politica economica. E' negare di fatto la democrazia. Noi l'abbiamo fatto, fino a scriverci che non dobbiamo fare debito pubblico. Siamo diventati pazzi>>. E ancora:<< Questo è figlio d'intellettuali cosmopoliti che non sanno cosa sia l'amor di patria >>.
A me, sinceramente, l'amor di patria resta ancora, e oggi viene strumentalizzato in negativo. Si fa un miscuglio intellettualmente ignorante, per far apparire l'amor di patria, come l'anticamera del nazionalismo. Ma non c'è nulla di più falso, e questo libro lo dimostra in maniera inequivocabile. Dei condannati a morte italiani, che lottavano contro il nazionalismo italiano e tedesco, che nell'ultima lettera alle famiglie, rivendicavano con fierezza il loro sacrificio sull'altare della patria.
Oggi, nel 2018, avere amor di patria significa battersi per fermare le limitazioni di sovranità a enti sovranazionali e, al contrario, rivendicare il recupero della sovranità perduta. Questo, per me e per molti altri cittadini, è la priorità in quanto laddove ci sarebbe dovuta essere una piena cooperazione tra gli Stati appartenenti all'Unione Europea, e specialmente all'Eurozona, si riscontra invece uno scontro tra diversi interessi nazionali, dove la più forte, lentamente, fagocita le altre realtà che le stanno intorno.
Allora all'amor di patria, oggi, viene attribuito artificialmente un significato differente da quello reale?
L'abbiamo dimostrato nei ragionamenti precedenti che i soggetti che mostravano d'aver amor di patria volevano restituire onorabilità e istituzioni pienamente democratiche alla propria società.
Su questa strada non c'è nazionalismo, e sarebbe stupido pensare che chi lottò contro il nazionalismo, avesse l'intenzione di costruirne uno nuovo. Su questa strada non c'è nazionalismo perché non ci si vuol minimamente credere superiori a nessun altro popolo, ma si vuol esclusivamente ripristinare il pieno potere delle istituzioni democratiche statali.
Una di queste istituzioni è la moneta. Appoggio quest'idea con tantissimi italiani, di color politico che va da persone di sinistra fino a quelle di destra, ma rispettose del dettato Costituzionale, figlio di quell'esperienza storica che fu il nazifascismo. 
Confondere questa via per una deriva nazionalista è ignorante, ma lo trovo comprensibile, tanto che alcune proposte emergenti sulla scena politica italiana, ancora poco visibili, ma non si sa per quanto, hanno preso questi punti e ne fanno un loro canto di battaglia, restaurando nello stesso tempo vecchi ricordi.
Più lo stallo andrà avanti e più loro cresceranno perché, come è facile comprendere, subire un'egemonia esterna rischia di creare risentimento.



mercoledì 22 novembre 2017

"MARCIA SU ROMA E DINTORNI" E IL PERICOLO DEL NEOFASCISMO.

"Marcia su Roma e dintorni" di Emilio Lussu è forse il libro più attuale che ci sia. Io lo lessi lo scorso aprile, perché sto affrontando un percorso di avanzamento per arrivare alla cosiddetta "Prima Repubblica", che è il mio tallone d'Achille in quanto a conoscenze sulle mosse politiche dei vari schieramenti. Per ottenere un chiarimento su questi aspetti, non potevo che ripartire formandomi nuovamente con tutti i tasselli precedenti, nazifascismo compreso, ovviamente. E' un libro che mi ha stupito, perché scritto da un mio corregionale che racconta la sua esperienza diretta della realtà fascista in località davvero vicine a me, che io conosco bene. 

Credo che nella nostra società urga un confronto serio su un tema che esiste ed è in crescita e potrebbe arrivare in breve periodo a trovare nuovamente spazio nel parlamento italiano. Possiamo chiamare questo fenomeno come "neofascismo" che, date le condizioni sociali attuali e che si vedono in prospettiva, potranno solo che crescere. Molti si stupiranno probabilmente di questa preoccupazione, ma chi non ha più la classica protezione che lo esclude, momentaneamente, dalle dinamiche neoliberiste, comincia ad avere paura. Quando hai paura cominci a guardarti intorno, e scopri la rinascita di certe ideologie che si pensavano sepolte. Pensavo semplicemente di essere un giovane forse troppo timoroso di certe dinamiche, e invece, confrontandomi con altri contatti ho scoperto di non essere l'unico a temere questa deriva. Purtroppo, quando forze politiche che si definiscono di sinistra attuano una politica economica improntata sull'ideologia del neoliberismo, ovvero della destra economica, si creano le condizioni per la rinascita di fenomeni che pareva ormai superati. Esse fanno proprie tematiche all'ordine del giorno attualmente, e ottengono un perfetto cammuffamento, in quanto si appropriano di istanze d'attuazione costituzionale che si rifanno alle idee sovraniste promosse da studiosi esterni alla politica, sia di destra che di sinistra. Il cammuffamento tra sovranismo e nazionalismo, attualmente, con l'accettazione del vincolo esterno bipartisan promosso dal "Sogno €uropeo" a colpi di austerità e deflazione salariale, fa sì che queste nuove realtà possano promuovere un programma a tratti ampiamente condivisibile, proprio perché fondato, apparentemente, sul perseguimento di punti programmatici in opposizione alla causa di questa deriva neoliberista. Mi sto riferendo, ovviamente, la costruzione europea ordoliberista. Pare che queste nuove realtà stiano riuscendo a procurarsi uno spazio politico ottenendo una legittimazione. E' qui, che ci viene in soccorso Emilio Lussu.
Nella sua retrospettiva storica di ciò che fu l'ascesa del Fascismo, ci racconta che nel ventennio dittatoriale, in realtà, l'arte del compromesso fu all'ordine del giorno e, soprattutto, sulle tematiche pesanti, specialmente relative agli interessi economici privati, tutto rimase perfettamente inalterato rispetto alle condizioni preesistenti all'ascesa del regime.
Questo è un punto importante, fondamentale, se andiamo ad unirlo a un discorso parlamentare d'opposizione di Mussolini, raccontato da Lussu, che al tempo sedeva in Parlamento. La sua idea espressa di Stato era uno Stato che si mettesse di lato rispetto agli interessi privati, uno Stato che possiamo definire come "Stato minimo", perfettamente compatibile con le politiche ordoliberiste che oggi subiamo nell'Eurozona. Era un'idea di Stato che garantisse un ordinamento giudiziario ben funzionante, ma che abbandonasse tutto il resto all'attività privata. Una perfetta concezione liberista, che vedeva nel mercato l'unica soluzione.
Attuale, attualissimo, come le condizioni che portarono al potere il nazifascismo. Nell'Italia del primo dopoguerra, Lussu ci racconta di una stagnazione dei salari, che nei casi peggiori diminuivano. Aspetto che ritroviamo anche in Germania, posteriormente alla crisi del 1929, che fu gestista da governo Bruning a colpi di austerità.
La condizione d'accettazione, conseguentemente, potrebbe essere nuovamente quella di un secolo fa.
Oggi ritroviamo una colpetizione mercantilista tra i paesi dell'€urozona, dove, non potendoci essere un aggiustamento monetario tramite la svalutazione della moneta nazionale, vi è un aggiustamento  della competitività che ricade sui salari, tramite la deflazione salariale e l'attacco ai diritti sociali. In questo modo, la componente lavoro ha un costo minore e il prezzo del bene torna competitivo nella sfida mercantilistica interna all'Europa. Lo Stato perde via via la sua componente costituzionale di Stato sociale, di perseguimento dell'articolo 3 comma 2 della Costituzione sull'uguaglianza sostanziale, in una perenne guerra tra poveri, spesso tra generazioni, con l'età pensionabile che sale e il conseguente mancato ricambio tra vecchie e nuove generazioni sul campo lavorativo.
In una situazione come questa, dove il pacco viveri offerto gentilmente dai nuovi/vecchi che si stanno riaffacciando sullo scenario politico, purtroppo, aiuta a far mangiare un paio di giorni in più i propri figli, le condizioni per una nuova deriva ci sono tutte.
Questo non è il momento di occuparsi della censura di questi temi, di per se anch'essa fascista, anche perché il dialogo e la condivisione di questo pericolo fa sì che possa emergere un confronto costruttivo. Non è il momento di concentrarsi sulla censura di piccolezze, della distruzione della Storia, anche architettonica di quel periodo, ma è il momento di ricominciare a leggere ciò che fu. La Storia è lì per insegnare, e rimuovendola, come si è provato a fare nell'ultimo periodo tramite una legge che in realtà rischia più che altro di colpire la condivisione d'informazioni e il libero confronto sul tema, si fa solo un assist al neofascismo. Mettere un tappo al passato non serve.
Da questo punto di vista, ci viene in soccorso Pasolini, nella sua analisi di Sabaudia, nel documentario "La forma della città", del 1974. 


Pasolini afferma che i fascisti non sono riusciti, nonostante il loro ventennio dittatoriale, non solo a mutare, ma neppure a scalfire la realtà dell'Italia preesistente (questo lo disse anche Lussu). Conseguentemente, concentrarsi sugli aspetti esteriori, nel caso specifico relativo all'architettura di Sabaudia, in realtà non serve.
Lussu ha avuto un pregio, quello di saper prendere atto della sconfitta per preparare nel medio periodo la propria rivincita. Tuttavia, come ha spiegato in un passo del libro appena successivo al racconto dell'Aventino, la psicologia di massa per creare la rivincita democratica non si crea in un giorno. Già oggi, prendere atto del rischio in evoluzione sarebbe un grande passo avanti. Anche nel 1919 si partì con 4000 voti, due anni dopo misero 37 deputati, e poi sappiamo come proseguirono gli eventi.
Diciamo che, sempre rifacendosi a Lussu, non fossilizzarsi sul comportamento che ebbe l'allora presidente del Consiglio Facta, che lui definiva come "Il presidente che nutriva fiducia" (sul fatto che tutto sarebbe andato nel migliore dei modi), comincerebbe ad essere un passo in avanti nell'analisi.

Dato che ci stiamo avvicinando al Natale, credo che possa essere un'ottima idea quella di regalarlo ai nostri fratelli, nipoti, cugini adolescenti, per prepararli a non vedere più questa realtà esclusivamente come un evento del passato, irripetibile. Proprio per questo motivo, ritengo che "Marcia su Roma e dintorni" sia il libro più attuale nel panorama letterario italiano.

Per approfondimenti, non posso che consigliarvi questa lettura dal blog di Bagnai: Campo Despedienti (Frazione di Giovinia).



lunedì 31 luglio 2017

NUOTO - IL BILANCIO DEL MONDIALE DI BUDAPEST 2017

Quello che ci siamo gustati in questi giorni è stato uno dei mondiali di nuoto più belli della storia, e non solo per il livello che hanno dimostrato di avere i nostri assi italiani.

Partendo dall'Italia, ci siamo piazzati al sesto posto nel medagliere complessivo, con 16 medaglie totali, quarti, dietro solo ai titani mondiali: USA, Cina e Russia.
Non si vedevano tre ori dal mondiale di casa, a Roma 2009, dove ci furono le due vittorie di Federica Pellegrini sui 200 e 400 stile libero, conditi con due record del mondo, e la vittoria sui 1500 stile libero di Alessia Filippi. Se volessimo fare un passo storico maggiore per ritrovare un'Italia a questo livello, dovremmo spostarci addirittura all'Olimpiade di Sydney 2000, senza dubbio la più bella della storia, per quanto riguarda il nuoto. In quell'occasione, furono Domenico Fioravanti e Massimiliano Rosolino a regalarci tre ori, grazie, rispettivamente, alle vittorie sui 100 e 200 rana, e sui 200 misti conditi anche in quel caso con tanto di record olimpici (100 rana e 200 misti).
E' innegabile che il nuoto italiano si regga su tre punte di livello incredibile: Pellegrini, Detti e Paltrinieri, ma è sempre stato così, e lo è anche per gran parte delle altre nazioni. Lo è per la Svezia, che se si chiamasse direttamente Sarah Sjostrom, a livello natatorio cambierebbe poco, per l'Ungheria, che si regge su Lazlo Cseh, Katinka Hosszu e David Verraszto. 
Ciò che c'è di estremamente positivo, è la crescita del livello medio dell'Italia, che anche in questo caso ci riporta un po' a Sydney 2000. In quel caso, non ci furono solo le medaglie di Rosolino (200 misti, 400 stile libero, 200 stile libero) e di Fioravanti, ma ci furono gli acuti di Rummolo, che piazzò un bronzo negli stessi 200 rana vinti da Fioravanti, ci fu il quarto posto di Vismara nei 50 stile libero, ci furono le staffette 4x200 stile libero maschile al quarto posto e la 4x100 stile libero al quinto posto.
Nel mondiale ungherese, abbiamo avuto grandi risposte da personaggi natatori che hanno già fatto la storia italiana, come Fabio Scozzoli, ritornato a grandi livelli sui 50 rana, dove ha migliorato per due volte il record italiano arrivando sesto in finale; e da future punte, come la Castiglioni, anche lei sesta nella finale della medesima disciplina, dalla Quadarella, stupenda nei 1500 stile libero che le hanno regalato il bronzo e da Martinenghi, ranista che ha mostrato grandi qualità.
A livello globale, abbiamo trovato una Federica Pellegrini versione super negli ultimi 30 metri dei 200 stile libero, dove neppure la fin lì imbattuta Katie Ledecky ha potuto nulla. Una gara, quella dei 200 stle libero femminili, tattica, perché altrimenti non si spiegherebbe il calo prestativo della Ledecky, che se avesse ripetuto il tempo della semifinale (tra l'altro nuotata circa un'ora dopo la finale dei 1500 stile libero), avrebbe comunque vinto. La Pellegrini ha dato la zampata della campionessa esperta.



La gara degli 800 stile libero, vinta da Gabriele Detti, con il bronzo di Gregorio Paltrinieri, è stata la sintesi delle caratteristiche che portano Detti a essere l'italiano più completo nello stile libero, competitivo dai 200 fino ai 1500 stile libero. Una gara dove Paltrinieri si è preso l'onere di sfiancare sul ritmo Sun Yang, mentre Detti ha avuto la capacità di rimanere lì e piazzare la zampata negli ultimi 100 metri, battendo anche Wojdak.


I 1500 di ieri li abbiamo visti tutti. Si era capito dalla batterie che l'ucraino Romanchuk sarebbe stato un cliente estremamente difficile da sfiancare. Un passaggio agli 800 da paura per Paltrinieri, sul 7'44 (pensate che il bronzo negli 800 l'aveva visto chiudere in 7'42''44), con Romanchuk che, nonostante questo passo, è rimasto lì fino ai 1300 metri. Il finale di Paltrinieri ha sfiancato l'ucraino, che sarebbe stato nettamente favorito in un arrivo in volata. Per Gabriele Detti un quarto posto dovuto anche al sorprendente Mack Horton, che si sapeva sarebbe stato un cliente pericoloso, ma lo si aspettava un gradino sotto l'italiano. C'è da dire, però, che Detti in una sola settimana abbia nuotato 400 stile, 800 stile, staffetta 4x200 stile libero e 1500. Gli va fatto un monumento per un grandissimo mondiale.

Ecco la loro intervista a fine gara.



E' mancato il classico acuto in staffetta, che c'era stato anche a Kazan 2015, grazie alla 4x100 stile libero maschile.
E' mancata una vittoria italiana nel nuoto di fondo, com'era accaduto a Kazan grazie a Ruffini, ma sono arrivate tante medaglie. Al maschile, argento per Sanzullo nella 5 km e per Furlan nella 25 km, al femminile grandissima Bridi, che ci regala due bronzi nella 10 km e nella 25. Bronzo anche nella staffetta.
Grande Italia anche nei tuffi che, pur subendo il ritiro dell'icona Cagnotto, piazza due bronzi dal metro con Tocci al maschile e Bertocchi al femminile. Grandissimo bronzo per De Rose dalla piattaforma da 27 metri, nei tuffi dalle grandi altezze.
Come scordarci del nuoto sincronizzato, con l'oro della coppia Flamini-Minisini e l'argento, sempre di Minisini, ma in coppia con Perruppato.

Chiuderei con una breve analisi generale.

E' mancato solo Michelone, ritiratosi in grande stile a Rio 2016, ma gli USA non sono certo rimasti a secco! hanno immediatamente trovato un sostituto di peso, che sopperisse alla mancanza di Phelps e Lochte, tramite Dressel, un altro fenomeno a stelle e strisce che ha monopolizzato lo stile libero veloce e ha rischiato di fare uno scherzetto proprio a Michelone, arrivando a soli 4 centesimi dal record del mondo dei 100 farfalla 49''82 (stabilito a Roma 2009).
Nella rana, il britannico Adam Peaty si è permesso di riscrivere la storia, con altri record del mondo nei 50 e 100. 57''13 nei 100 e 25''95 nei 50, tempi non casuali, visto il ritmo tenuto anche nelle batterie e nelle semifinali.
Restando nella rana, ma spostandoci a livello femminile, la sfida titanca tra la Efimova e la King va all'americana, che sbriciola i record dei 50 e 100 rana imponendosi di forza sulla russa, che tuttavia si consola ampiamente con l'oro nei 200.
La padrona dello stile libero al femminile, Katie Ledecky, esce da questi mondiali con la sua storica imbattibilità violata dalla Pellegrini, ma con un bottino di spaventoso di 5 ori (400, 800, 1500 stile libero, 4x200 stile libero e 4x100 stile libero) e un argento nei 200 stile. Solo lei e Michelone Phelps versione Roma 2009 possono permettersi di dire di aver tirato un attimo il freno a mano nella stagione post olimpica. Il record del mondo della Pellegrini 1'52'98, datato mondiale Roma 2009, scricchiola non poco, dato che la Ledecky è arrivata nel 2016 a 1'53'73. L'aspettiamo  nel mondiale del 2019, in vista di Tokyo 2020.
Il livello medio per accedere alle finali è salito tantissimo, è un nuoto sempre più competitivo, che se si voltasse a riguardare i livelli di quindici anni fa, ovvero prima dell'avvento di un Phelps generalista, dalla farfalla, allo stile libero, e ai misti, troverebbe solo il record del mondo dei 400 stile libero inscalfibile, 3'40''08 di Ian Thorpe, battuto di un solo centesimo da Biedermann nel 2009, grazie al costume gommato.



Personaggio del mondiale: resterei in Ungheria, con la "Lady di Ferro" Katinka Hosszu, che ha esaltato la Duna Arena.



martedì 4 luglio 2017

LIBRI - "SICARI A 5 EURO" E "A TESTA IN SU".

Come ho fatto in alcuni casi nel passato, oggi voglio proporvi la mia visione su due libri che ho letto a gennaio. Nello specifico, mi sono dedicato ai due libri scritti da Alessandro Di Battista: "Sicari a 5 Euro" e "A testa in su".

Ho deciso di leggerli in ordine cronologico, e non ho sbagliato, in quanto molti aspetti di ciò che ho letto nel primo libro, li ho poi ritrovati sviluppati dentro il secondo, che va dentro la vita di Di Battista, incrociandosi con l'esperienza politica dentro m5s.
"Sicari a 5 Euro" l'ho letto in tre giorni, e l'ho apprezzato davvero molto. Credo che più di una mia recensione, possa esservi utile il video di  presentazione del libro sul blog di Grillo, che ripercorre a grandi linee il tragitto fatto da Di Battista per scrivere questo libro inchiesta sul sicariato nel centro-sud America.
Si parte dal Guatemala, spostandosi poi a Panama e arrivando in Colombia (dove in realtà parte il primo capitolo, rimandando poi alla parte finale del libro). 
A me è piaciuto particolarmente. Si sono intraviste posizioni economiche che apprezzo molto, come la focalizzazione dei problemi sul neoliberismo, le privatizzazioni e gli accordi di libero scambio, che distruggono l'economia di questi Stati.
Specie nel passaggio guatemalteco, il ruolo dell'informazione viene messo in risalto, in negativo, come anestetizzante della voglia di reagire a questo destino del popolo, impaurito dal sangue e dalla rassegnazione. 
Si parla del sistema dell'agro-business, ed ecco le monocolture a farla da padrone. Ma, passando per Panama, anche della riuscita di programmi di recupero su dei ragazzi (intervistati da Di Battista) che si erano dati al sicariato, e ora l'hanno abbandonato lavorando come muratori.
Si chiude arrivando in Colombia, con il paramilitarismo, il controllo del territorio per il traffico di cocaina, il baby-sicariato dovuto ai  modelli alquanto discutibili presenti nella società.
Ma lungo tutto il percorso geografico dell'inchiesta, c'è un continuo legame con la popolazione, le usanze, il cibo locale, la storia dei territori, la voglia di provare a opporre una resistenza a questo destino.
Eccovi il video di presentazione sul blog di Grillo.




Passando al secondo libro "A testa in su", posso dirvi che i legami col primo libro esistono, in quanto il filo conduttore che ha sviluppato Di Battista sia nel primo che nel secondo libro, è il racconto non solo di ciò dell'argomento centrale che vuol far arrivare, ma anche la cornice attorno al quale il tutto il sviluppa. Ed ecco che gli usi e i costumi dei paesi centro-sud americani, il cibo, le bellezze del territorio creano un bel legame tra i due scritti, oltre i concetti politici di sovranità e battaglia politica per il recupero della sovranità, senza che il passaggio alle urne diventi uno strumento idraulico, di passaggio, ma dallo sviluppo pressoché secondario.

Entrando nella modalità di sviluppo del libro, esso si divide in due parti dallo sviluppo progressivo: da una parte l'esperienza umana di Di Battista fuori dalla politica, con le sue esperienze pregresse, specie in centro-sud America, e dall'altra il Di Battista portavoce alla Camera dei Deputati, che racconta situazioni e aneddoti vissuti. 
Si passa dal racconto del decreto Imu-Bankitalia, fino alla tentata riforma dell'articolo 138 della Costituzione da parte della maggioranza, che spinse il M5S a inventarsi l'azione eclatante dell'occupazione del tetto di Montecitorio, fino ad arrivare a Grillo e Casaleggio, alla prima apparizione in TV a "Le invasioni barbariche" e ai continui spostamenti in tutti i territori italiani per non staccarsi da una realtà che un parlamentare deve sempre aver ben fissata in testa per rimanere un portavoce del popolo, e non trasformarsi, anche involontariamente, in un politico di professione.

Se siete attivisti del Movimento 5 stelle, che seguite giornalmente ciò che accade in Parlamento, conoscerete gran parte dei racconti e aneddoti esposti, ma varrà comunque la pena leggersi il libro per conoscere la parte esterna alla politica.

Due libri consigliati, da leggere nell'ordine che vi ho esposto per cogliere il meglio dalla seconda lettura.

giovedì 16 febbraio 2017

UE - GLI SVILUPPI DEL CETA

Il CETA è stato approvato al parlamento europeo con 695 voti: 408 voti a favore, 254 contrari e 33 astenuti. Questo ormai è un dato di fatto a livello comunitario, e dobbiamo analizzarlo.

Bisogna ammettere che sul CETA l'UE abbia saputo giocare strategicamente bene. Sul fatto che poi si sia contro queste idee economiche è un'altra questione. L'UE ha giocato su due tavoli per ottenere l'obiettivo, l'attenzione si è riversata sostanzialmente quasi completamente sul TTIP, mentre il CETA è andato più libero dalle attenzioni concentrate, e ha portato avanti la sua negoziazione con più "libertà dal controllo democratico", e con questo abbiamo detto tutto.
Il Canada rappresenta una piattaforma, niente di più, non prendiamoci in giro. Ha 35 milioni di abitanti, praticamente la metà dell'Italia. E' una piattaforma d'incontro dove le megaimprese USA potranno spostarsi per negoziare alle condizioni concordate con l'UE. Il fatto che l'UE abbia giocato su due tavoli ha tenuto aperte due diverse opzioni per raggiungere il suo scopo.  
Ora la palla passa ai parlamenti nazionali. A meno che in Italia non si sollevi un polverone informativo (e i media staranno ben attenti a controllare il rischio) qui non abbiamo speranze su una bocciatura del trattato. Vedremo negli altri Stati UE, con condizioni costituzionali differenti dalle nostre. I referendum, storicamente, sono stati il problema dei passi avanti della Costruzione europea: ricordate la Costituzione europea? Fu bocciata! e il trattato di Lisbona?? Bocciato dagli irlandesi al referendum, fu riproposto una seconda volta. Immagino che la scheda referendaria avesse due opzioni: SI' o SI' per favore.
Ora possiamo leggere il CETA come la reazione del liberismo a un rischio di protezionismo, e possiamo capire l'apertura di due diverse opzioni per raggiungere lo scopo. Ora gli USA a livello di federazione dovranno evidentemente avere una reazione, non digeriranno stando zitti l'eventuale spostamento delle megaimprese in Canada per beneficiare del CETA.
Non ci resta che attendere ulteriori sviluppi.

giovedì 26 gennaio 2017

BUFALE SUL WEB E MAINSTREAM DOMINANTE.

Qualche settimana fa impazzava la tematica della lotta alle bufale sul web. Dobbiamo fare delle distinzioni, però, altrimenti si arriva a subire una legge bavaglio, con lo specchietto per le allodole della lotta alle bufale.
Si tratta di bloccare siti come "il fatto quotidaino" e simili? Perfetto, ci sto pure io, dato che spesso segnalo condivisioni di questo tipo. Ma non ci si fermerà solo a questo, e si arriverà a giustificare una censura di controinformazione, attraverso questo pensiero: tutto quello che non s'incastra con il mainstream, è una bufala = censura.
Potrei farvi mille esempi, ma vi faccio quello classico sui temi che mi interessano di più. Il mainstream ha voluto che negli anni successivi alla crisi dei subprime la ricetta giusta fosse l'austerità, e tutti sono andati in quella direzione. Chi ha provato a dire "ehi, forse non è un problema di debito pubblico, ma privato", era definito come complottista. Così come oggi chi è euroscettico e vuole uscire dall'Euro è un complottista che va contro il sogno europeo, mentre quando cadrà il
castello, tutti diranno "eh masevedeva che era un castello di carte". A quel punto il mainstream si allineerà in un giorno ai vecchi complottisti euroscettici, e faranno finta di averlo sempre sostenuto, magari facendovi vedere un vecchio trafiletto sul MES a pagina 80. 
E allora anche i giornali sono bufalari nella sostanza economica della società che viviamo.
Le bufale fanno parte del gioco. Come le definiamo le bufale? Sta tutto lì, nient'altro.
Una bufala è pure: mps è salva....potete investire tranquillamente....cit. Ex governo...e poi oggi... .
Una reputazione sul web te la fai con il tipo d'informazione che fai. Chi è fuoristrada, è sempre avvertito che le sue fonti non sono molto attendibili. 
Ma con questa scusa, non possiamo rischiare di farci imporre un pensiero unico preconfezionato, del quale siamo già schiavi, fatta eccezioni per qualche manciata di coraggiosi temerari che ci insegnano #lebbasi del neoliberismo che stiamo vivendo.
L'impressione è quella di una cornice venduta dall'alto, che si adegua alle scelte di politica economica in progetto. Cercate un po', e nel 2012 troverete tantissimi inni alla bellezza e utilità delle politiche d'austerity. Risate assicurate.
Se il provvedimento che ne verrà fuori colpisse esclusivamente i famigerati siti di bufale e di razzismo, che si apra una discussione seria in Parlamento. Se così non fosse, il voto contrario, però, non vorrebbe dire essere contro le bufale. Se mettono spazzatura che imbavaglia dentro una legge col titolo buono, non caschiamoci.