Translate

martedì 4 luglio 2017

LIBRI - "SICARI A 5 EURO" E "A TESTA IN SU".

Come ho fatto in alcuni casi nel passato, oggi voglio proporvi la mia visione su due libri che ho letto a gennaio. Nello specifico, mi sono dedicato ai due libri scritti da Alessandro Di Battista: "Sicari a 5 Euro" e "A testa in su".

Ho deciso di leggerli in ordine cronologico, e non ho sbagliato, in quanto molti aspetti di ciò che ho letto nel primo libro, li ho poi ritrovati sviluppati dentro il secondo, che va dentro la vita di Di Battista, incrociandosi con l'esperienza politica dentro m5s.
"Sicari a 5 Euro" l'ho letto in tre giorni, e l'ho apprezzato davvero molto. Credo che più di una mia recensione, possa esservi utile il video di  presentazione del libro sul blog di Grillo, che ripercorre a grandi linee il tragitto fatto da Di Battista per scrivere questo libro inchiesta sul sicariato nel centro-sud America.
Si parte dal Guatemala, spostandosi poi a Panama e arrivando in Colombia (dove in realtà parte il primo capitolo, rimandando poi alla parte finale del libro). 
A me è piaciuto particolarmente. Si sono intraviste posizioni economiche che apprezzo molto, come la focalizzazione dei problemi sul neoliberismo, le privatizzazioni e gli accordi di libero scambio, che distruggono l'economia di questi Stati.
Specie nel passaggio guatemalteco, il ruolo dell'informazione viene messo in risalto, in negativo, come anestetizzante della voglia di reagire a questo destino del popolo, impaurito dal sangue e dalla rassegnazione. 
Si parla del sistema dell'agro-business, ed ecco le monocolture a farla da padrone. Ma, passando per Panama, anche della riuscita di programmi di recupero su dei ragazzi (intervistati da Di Battista) che si erano dati al sicariato, e ora l'hanno abbandonato lavorando come muratori.
Si chiude arrivando in Colombia, con il paramilitarismo, il controllo del territorio per il traffico di cocaina, il baby-sicariato dovuto ai  modelli alquanto discutibili presenti nella società.
Ma lungo tutto il percorso geografico dell'inchiesta, c'è un continuo legame con la popolazione, le usanze, il cibo locale, la storia dei territori, la voglia di provare a opporre una resistenza a questo destino.
Eccovi il video di presentazione sul blog di Grillo.




Passando al secondo libro "A testa in su", posso dirvi che i legami col primo libro esistono, in quanto il filo conduttore che ha sviluppato Di Battista sia nel primo che nel secondo libro, è il racconto non solo di ciò dell'argomento centrale che vuol far arrivare, ma anche la cornice attorno al quale il tutto il sviluppa. Ed ecco che gli usi e i costumi dei paesi centro-sud americani, il cibo, le bellezze del territorio creano un bel legame tra i due scritti, oltre i concetti politici di sovranità e battaglia politica per il recupero della sovranità, senza che il passaggio alle urne diventi uno strumento idraulico, di passaggio, ma dallo sviluppo pressoché secondario.

Entrando nella modalità di sviluppo del libro, esso si divide in due parti dallo sviluppo progressivo: da una parte l'esperienza umana di Di Battista fuori dalla politica, con le sue esperienze pregresse, specie in centro-sud America, e dall'altra il Di Battista portavoce alla Camera dei Deputati, che racconta situazioni e aneddoti vissuti. 
Si passa dal racconto del decreto Imu-Bankitalia, fino alla tentata riforma dell'articolo 138 della Costituzione da parte della maggioranza, che spinse il M5S a inventarsi l'azione eclatante dell'occupazione del tetto di Montecitorio, fino ad arrivare a Grillo e Casaleggio, alla prima apparizione in TV a "Le invasioni barbariche" e ai continui spostamenti in tutti i territori italiani per non staccarsi da una realtà che un parlamentare deve sempre aver ben fissata in testa per rimanere un portavoce del popolo, e non trasformarsi, anche involontariamente, in un politico di professione.

Se siete attivisti del Movimento 5 stelle, che seguite giornalmente ciò che accade in Parlamento, conoscerete gran parte dei racconti e aneddoti esposti, ma varrà comunque la pena leggersi il libro per conoscere la parte esterna alla politica.

Due libri consigliati, da leggere nell'ordine che vi ho esposto per cogliere il meglio dalla seconda lettura.

giovedì 16 febbraio 2017

UE - GLI SVILUPPI DEL CETA

Il CETA è stato approvato al parlamento europeo con 695 voti: 408 voti a favore, 254 contrari e 33 astenuti. Questo ormai è un dato di fatto a livello comunitario, e dobbiamo analizzarlo.

Bisogna ammettere che sul CETA l'UE abbia saputo giocare strategicamente bene. Sul fatto che poi si sia contro queste idee economiche è un'altra questione. L'UE ha giocato su due tavoli per ottenere l'obiettivo, l'attenzione si è riversata sostanzialmente quasi completamente sul TTIP, mentre il CETA è andato più libero dalle attenzioni concentrate, e ha portato avanti la sua negoziazione con più "libertà dal controllo democratico", e con questo abbiamo detto tutto.
Il Canada rappresenta una piattaforma, niente di più, non prendiamoci in giro. Ha 35 milioni di abitanti, praticamente la metà dell'Italia. E' una piattaforma d'incontro dove le megaimprese USA potranno spostarsi per negoziare alle condizioni concordate con l'UE. Il fatto che l'UE abbia giocato su due tavoli ha tenuto aperte due diverse opzioni per raggiungere il suo scopo.  
Ora la palla passa ai parlamenti nazionali. A meno che in Italia non si sollevi un polverone informativo (e i media staranno ben attenti a controllare il rischio) qui non abbiamo speranze su una bocciatura del trattato. Vedremo negli altri Stati UE, con condizioni costituzionali differenti dalle nostre. I referendum, storicamente, sono stati il problema dei passi avanti della Costruzione europea: ricordate la Costituzione europea? Fu bocciata! e il trattato di Lisbona?? Bocciato dagli irlandesi al referendum, fu riproposto una seconda volta. Immagino che la scheda referendaria avesse due opzioni: SI' o SI' per favore.
Ora possiamo leggere il CETA come la reazione del liberismo a un rischio di protezionismo, e possiamo capire l'apertura di due diverse opzioni per raggiungere lo scopo. Ora gli USA a livello di federazione dovranno evidentemente avere una reazione, non digeriranno stando zitti l'eventuale spostamento delle megaimprese in Canada per beneficiare del CETA.
Non ci resta che attendere ulteriori sviluppi.

giovedì 26 gennaio 2017

BUFALE SUL WEB E MAINSTREAM DOMINANTE.

Qualche settimana fa impazzava la tematica della lotta alle bufale sul web. Dobbiamo fare delle distinzioni, però, altrimenti si arriva a subire una legge bavaglio, con lo specchietto per le allodole della lotta alle bufale.
Si tratta di bloccare siti come "il fatto quotidaino" e simili? Perfetto, ci sto pure io, dato che spesso segnalo condivisioni di questo tipo. Ma non ci si fermerà solo a questo, e si arriverà a giustificare una censura di controinformazione, attraverso questo pensiero: tutto quello che non s'incastra con il mainstream, è una bufala = censura.
Potrei farvi mille esempi, ma vi faccio quello classico sui temi che mi interessano di più. Il mainstream ha voluto che negli anni successivi alla crisi dei subprime la ricetta giusta fosse l'austerità, e tutti sono andati in quella direzione. Chi ha provato a dire "ehi, forse non è un problema di debito pubblico, ma privato", era definito come complottista. Così come oggi chi è euroscettico e vuole uscire dall'Euro è un complottista che va contro il sogno europeo, mentre quando cadrà il
castello, tutti diranno "eh masevedeva che era un castello di carte". A quel punto il mainstream si allineerà in un giorno ai vecchi complottisti euroscettici, e faranno finta di averlo sempre sostenuto, magari facendovi vedere un vecchio trafiletto sul MES a pagina 80. 
E allora anche i giornali sono bufalari nella sostanza economica della società che viviamo.
Le bufale fanno parte del gioco. Come le definiamo le bufale? Sta tutto lì, nient'altro.
Una bufala è pure: mps è salva....potete investire tranquillamente....cit. Ex governo...e poi oggi... .
Una reputazione sul web te la fai con il tipo d'informazione che fai. Chi è fuoristrada, è sempre avvertito che le sue fonti non sono molto attendibili. 
Ma con questa scusa, non possiamo rischiare di farci imporre un pensiero unico preconfezionato, del quale siamo già schiavi, fatta eccezioni per qualche manciata di coraggiosi temerari che ci insegnano #lebbasi del neoliberismo che stiamo vivendo.
L'impressione è quella di una cornice venduta dall'alto, che si adegua alle scelte di politica economica in progetto. Cercate un po', e nel 2012 troverete tantissimi inni alla bellezza e utilità delle politiche d'austerity. Risate assicurate.
Se il provvedimento che ne verrà fuori colpisse esclusivamente i famigerati siti di bufale e di razzismo, che si apra una discussione seria in Parlamento. Se così non fosse, il voto contrario, però, non vorrebbe dire essere contro le bufale. Se mettono spazzatura che imbavaglia dentro una legge col titolo buono, non caschiamoci.

giovedì 19 gennaio 2017

IL RAPPORTO TRA PARLAMENTO E GOVERNO.

Ormai è passato più di un mese dal referendum sulla riforma costituzionale, che ha provocato le dimissioni dell'ex presidente del Consiglio Renzi, e la successiva nomina di Gentiloni, che ha di fatto riproposto quasi in toto i ministri dell'ex governo, con qualche variazione.
Ogni volta che cade un governo, nascono delle problematiche, dei difetti di conoscenze da parte del popolo, che sono strettamente legati alla trasformazione che ha avuto il nostro Stato, nei rapporti tra Parlamento e Governo. Infatti, si è quasi rovesciato questo rapporto, che prima vedeva il Governo subordinato al Parlamento, e oggi vede il Governo produrre la maggior parte degli atti normativi, tanto da legare nella concezione popolare la sua caduta all'indizione di elezioni, successive al termine anticipato della legislatura.
Chiariamo due concetti una volta per tutte. Che un governo non duri 5 anni all'interno della legislatura, ma se ne formino 3 (come in questa) è
normale in una repubblica parlamentare. Gli elettori votano i loro rappresentanti in parlamento, che cercano di applicare il programma elettorale.
Il governo in carica è l'esecutivo, che non si occupa di legiferare, ma di rendere esecutivo il lavoro legislativo del parlamento, tutto perfetto.
Quanti governi saltavano prima senza che si andasse a elezioni? Le legislature duravano.
Il problema è un altro. Abbiamo perso la concezione di parlamento che legifera, perché è stato spostato anche il potere legislativo sul governo.
Ecco, quindi, che quando va per aria un governo, il proseguimento della legislatura sembra non avere senso.


Se si recuperasse la concezione di parlamento come organo legislativo e di governo come organo esecutivo del lavoro parlamentare, i cittadini non
avrebbero più questa confusione in testa. E' una confusione legittima, con questi equilibri.
Ecco perché alle elezioni i cittadini non eleggono un governo! perché il governo è subordinato al volere della maggioranza parlamentare! e il presidente della Repubblica, qualsiasi nome indichi per formare un governo, dovrebbe sapere che tanto è l'organo legislativo che indirizza, non il
governo. Il parlamento può sfiduciare e far saltare il governo quando vuole.
Tutte queste concezioni sono completamente saltate per aria. Oggi siamo, in sostanza, una nuova forma di Stato, una Repubblica governativa, passatemi il termine, e ciò trova conferme anche nel documento allegato alla riforma costituzionale:

"Negli ultimi anni il sistema istituzionale si è dovuto confrontare con potenti e repentine trasformazioni, che hanno prodotto rilevanti effetti sui rapporti tra Governo, Parlamento e Autonomie territoriali – incidendo indirettamente sulla stessa forma di Stato e di Governo – senza tuttavia che siano stati adottati interventi diretti a ricondurre in modo organico tali trasformazioni entro un rinnovato assetto costituzionale". Fonte: http://www.riformeistituzionali.gov.it/media/2080/testoddl1429senato.pdf

martedì 6 dicembre 2016

REFERENDUM COSTITUZIONALE - UN NO CHE SA DI LIBERAZIONE.

Sì, ci siamo ribellati a una riforma accentratrice del potere, e l'abbiamo fatto alla vecchia maniera, con un'affluenza che ha dell'entusiasmante, e io mi sono dovuto commuovere.
Mi sono commosso perché davo la partita per persa da almeno due settimana e sapevo che, se questo fosse stato lo scenario reale, con gli equilibri interni al nuovo sistema, riuscire ad approvare una contro riforma che portasse nuovamente in ordine la Costituzione repubblicana sarebbe stato praticamente impossibile. Impossibile per la variabilità delle maggioranze lungo il procedimento legislativo di una riforma costituzionale (la composizione sarebbe variata in caso di elezioni comunali e regionali) e miracoloso perché, il peso che avrebbe avuto il PD in quel Senato, avrebbe reso vano qualsiasi tentativo.
Ero già pronto a questo scenario, rassegnato al colpo da K.O., quando i cittadini italiani hanno deciso, così come fecero nel 2006, di proteggere la carta costituzionale in massa. Il voto che ho dato domenica mattina non lo scorderò mai, perché è stato il più importante nella mia pur breve esperienza da elettore, decisamente più pesante e sentito del pur convintissimo voto al Movimento 5 stelle delle elezioni politiche del 2013. La Costituzione è la Costituzione, e come ho potuto comprendere anche precedentemente al voto, mi aveva unito con altri cittadini che non credevo potessero mai votare nella mia stessa direzione. Questi sono i miracoli della Costituzione, che unisce ogni qualvolta si provi ad attaccarla.
Un 60-40 per il NO senza nessun appello, con uno scarto di 6,3 milioni di voti, 12,7 a 19. Ma il dato che pesa di più è il 69% di afflusso ai seggi.


E' inutile negarlo, resta ancora oggi la macchia pesante dell'articolo 81 approvato con più di 2/3 in seconda lettura nel 2012 e, conseguentemente, non passato tramite referendum. Quel pareggio di bilancio posto in alto nella gerarchia delle fonti, fino ad arrivare alla fonte costituzionale in modo folle. Questo NO nel momento in cui eravamo spalle al muro, deve posteriormente creare la consapevolezza che questa macchia vada riportata all'origine del 1948.
Sarà un discorso che si riaprirà, spero, nella prossima legislatura.

Ho provato in questi mesi precedenti al referendum, ma anche quando la riforma costituzionale era ancora in discussione in Parlamento, a mettere il mio minuscolo mattoncino in difesa della Costituzione, leggendo, informandomi e informandovi sugli scenari che si sarebbero aperti in caso di una vittoria del SI'.
Abbiamo scelto di darci ancora una possibilità, come popolo e questo è l'aspetto fondamentale.

Non so quanti di voi avessero letto il testo della riforma costituzionale e il documento allegato del governo, che a me aveva messo la pelle d'oca. Questo è il documento: https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/760060/index.html?stampa=si&part=ddlpres_ddlpres1-relpres_relpres1.
Ve lo ripropongo qui:

"Negli ultimi anni il sistema istituzionale si è dovuto confrontare con potenti e repentine trasformazioni, CHE HANNO PRODOTTO RILEVANTI EFFETTI SUI RAPPORTI TRA GOVERNO, PARLAMENTO E AUTONOMIE TERRITORIALI - INCIDENDO INDIRETTAMENTE SULLA STESSA FORMA DI STATO E GOVERNO - senza tuttavia che siano stati adottati INTERVENTI DIRETTI A RICONDURRE IN MODO ORGANICO TALI TRASFORMAZIONI ENTRO UN RINNOVATO ASSETTO COSTITUZIONALE"

In soldoni, i cambiamenti che abbiamo vissuto in questo periodo, hanno di fatto mutato l'assetto del nostro Stato, e con questa riforma si sarebbe andato a rendere costituzionale questo cambiamento.

In che modo? Nel passo successivo viene chiarito:

"Lo spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione DEL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA E, IN PARTICOLARE, L'ESIGENZA DI ADEGUARE L'ORDINAMENTO INTERNO ALLA RECENTE EVOLUZIONE DELLA GOVERNANCE ECONOMICA EUROPEA [...] E ALLE STRINGENTI REGOLE DI BILANCIO.



Ora, con le dichiarate dimissioni di Renzi, che avverranno successivamente all'approvazione della legge di bilancio, si apre un altro scenario, dubbio, instabile, che ci porterà a elezioni spero il più presto possibile, ma al massimo nel 2018 (la sentenza della Consulta sull'Italicum è fissata per il 24 gennaio 2017). A quel punto, ci giocheremo tutte le carte accumulate con questo referendum. 
Chi non ci sta più con le imposizioni sulla politica economica austera e deflazionista dell'UE, dovrà battere un colpo.

Lo scenario italiano è alquanto triste, ma per fortuna, i cervelli che hanno capito la situazione e informano fuori dal mainstream, sono di una qualità fuori dal comune. Parlo di Bagnai e Barra Caracciolo, fantastici nelle loro divulgazioni. Spero che più persone possibili salgano in questo treno d'informazione, aldilà della propria appartenenza politica.
Se avete compreso che il neoliberismo dell'UE, che ha nell'apice il suo strumento di controllo l'Euro, non perdete l'occasione: ideologizzati a sinistra che non sono cascati nella deriva neoliberista socialdemocratica basata sulla cosmesi dei diritti, attivisti del Movimento 5 stelle e cittadini sostenitori di forze euro scettiche, non perdete l'occasione, informatevi!

La spettinata iperbolica di Marco Travaglio all'informazione che c'è stata dietro questa periodo di campagna referendaria durante la Maratona di Mentana sul referendum, è stata fantastica. Il Fatto Quotidiano ha fatto tanto per promuovere le ragioni del NO, e dopo la batosta presa dal fronte del SI', si è voluto togliere un paio di sassolini dalle scarpe.



Sempre a proposito del tema, l'articolo di Bagnai sul suo blog Goofynomics (http://goofynomics.blogspot.it/2016/12/il-no-ai-media.html), apre speranze che io condivido in pieno, dato che proprio giovedì, ascoltando le ultime esposizioni di Travaglio sulle motivazioni del NO, avevo a mia sorpresa notato una decisione tale sui temi economici che mai avevo visto così vicini e conciliabili con la direzione da me auspicata.
Consiglio la visione, dal minuto 40 al 45.


In ultimo, i ringraziamenti a tutte le persone che si sono spese per il NO, con una speciale attenzione dagli attivisti del Movimento, ai comitati del NO, ai costituzionalisti, a Travaglio e company, a Barra Caracciolo, Bagnai, Fusaro, Mori, e i parlamentari del m5s.

Non abbassate la guardia proprio ora. Vigili e vogliosi di votare. 


martedì 22 novembre 2016

RAGIONAMENTO COMPLETO SUL NO AL REFERENDUM. IL 4 DICEMBRE #IODICONO.

Ripartirei facendovi leggere questo articolo, per poi proseguire nella nostra analisi, in cui questo tassello è essenziale, perché ricollega la riforma costituzionale alla Costruzione Europea: http://simosamatzai1993.blogspot.it/2016/10/referendum-costituzionale-un-libro-del.html. Esso si occupa dei contenuti che ho trovato durante la lettura di "Morire per Maastricht" di Letta, 1997.

E ora, possiamo proseguire!

Finiamola di dire che Renzi abbia fatto degli sbagli, perché non è così. Anche in questo caso, non si deve giocare con le parole. Sbagliare: Compiere un'azione in maniera non corretta. E Renzi non sta compiendo un'azione in maniera non corretta. In questi due anni e mezzo sta portando avanti delle riforme strettamente correlate tra loro, che non corrispondono alle soluzioni preferibili per i cittadini e la democrazia, ma non sta sbagliando. Dal suo punto di vista, sta facendo tutto bene.
Proviamo a ragionarci.
C'è contraddizione tra le dichiarazioni di Renzi e l'operato, ma questo è inevitabile, mica può spiegare il significato della riforma del lavoro:
<<Oh, sapete che c'è, stiamo svalutando il lavoro perché non possiamo svalutare la moneta essendo dentro l'Euro, che è un'unione monetaria, e quindi vi togliamo dei diritti per abbassare costi di produzione tramite diminuzione dei salari. E' l'unico modo per reggere ancora un po' dentro questo sistema UE neoliberista, liberoscambista. Da fuori arriveranno a sfruttare a basso costo la nostra forza lavoro che è una bellezza. Avete visto che bel manifesto abbiamo fatto girare per gli imprenditori esteri??>>.
Che figata che sarebbe una dichiarazione del genere, vero? 
Provatemi a dire che non abbia raggiunto lo scopo! quindi dal suo punto di vista ha lavorato bene.

Passiamo al combinato disposto riforma costituzionale-Italicum.

Collegate tutti questi puntini, mi raccomando.


"[...] Lo spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione del processo di integrazione europea e, in particolare, l'esigenza di adeguare l'ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea (da cui sono discesi, tra l'altro, l'introduzione del Semestre europeo e la riforma del patto di stabilità e crescita) e alle relative stringenti regole di bilancio (quali le nuove regole del debito e della spesa); le sfide derivanti dall'internazionalizzazione delle economie e dal mutato contesto della competizione globale; le spinte verso una compiuta attuazione della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione tesa a valorizzare la dimensione delle Autonomie territoriali e, in particolare, la loro autonomia finanziaria (da cui è originato il cosiddetto federalismo fiscale), e l'esigenza di coniugare quest'ultima con le rinnovate esigenze di governo unitario della finanza pubblica connesse anche ad impegni internazionali: il complesso di questi fattori ha dato luogo ad interventi di revisione costituzionale rilevanti, ancorché circoscritti, che hanno da ultimo interessato gli articoli 81, 97, 117 e 119, della Carta, ma che non sono stati accompagnati da un processo organico di riforma in grado di razionalizzare in modo compiuto il complesso sistema di governo multilivello articolato tra Unione europea, Stato e Autonomie territoriali, entro il quale si dipanano oggi le politiche pubbliche [...]".


Tratto dal Documento di JP Morgan del 2013.

«I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea. Quando i politici TEDESCHI parlano di processi di riforma decennali, probabilmente hanno in mente sia riforme di tipo economico sia di tipo politico. 
I sistemi politici e costituzionali del Sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei confronti delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo, il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali 
(Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)».

Cosa persegue la riforma costituzionale?
Forma una perfetta linea di comando, che parte dal livello sovranazionale, passando per l'UE, e arriva al livello nazionale. Accentra i poteri verso l'esecutivo (che in questo modo è facilitato a recepire le direttive UE), più precisamente verso il presidente del Consiglio, svuotando di fatto i contrappesi che rendevano equilibrato il sistema tra potere esecutivo (Governo) e potere legislativo (Parlamento), e centralizza i poteri degli enti locali verso lo Stato centrale.

Entriamo nel dettaglio.

Articolo 55: Tra le funzioni del Senato NOMINATO, ci sono i rapporti tra Stato e UE.
"...nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea". I senatori nominati, in sostanza, dovranno controllare che le direttive provenienti dall'UE, vengano rispettate.

Articolo 57: Formazione del Senato (74 Consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 nominati dal Presidente della Repubblica per altissimi meriti). "Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori".
Articolo 70: Questo è forse l'articolo più pericoloso della riforma, perché tratta la costituzionalizzazione e quindi rigetto di incostituzionalità delle normative UE, e ci obbliga a perseguirle "...le forme e i termini della partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea";
Articolo 71:  Scadenza massima alla votazione di un provvedimento:
"[...] I regolamenti stabiliscono procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza [...] il Governo può chiedere alla Camera dei deputati di deliberare, entro cinque giorni dalla richiesta, che un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla pronuncia in via definitiva della Camera dei deputati entro il termine di settanta giorni dalla deliberazione..." .

Articolo 83: Modifiche all'elezione del Presidente della Repubblica. «Dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea. Dal settimo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti».

Articolo 117: Perseguimento dei vincoli derivanti dall'UE e clausola di supremazia del governo centrale sugli enti territoriali.
"La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali. e) moneta, tutela del risparmio, [...] armonizzazione dei bilanci pubblici; le altre voci fondamentali si occupano di regolare i rapporti di forza tra Stato e Regioni, con la clausola di supremazia. " Su proposta del governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero l'interesse della tutela nazionale".
Più o meno, non lamentatevi se le regioni non saranno chiamate in causa sul passaggio nel suo territorio di un gasdotto, per fare un esempio;

Articolo 119: Chiaramente, essendo vincolato lo Stato dai trattati UE, tutti gli enti a livello inferiore, devono rispondere di questi vincoli di stabilità:
"Comuni, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea".

Articolo 120: Il governo può sollevare dall'incarico governatori e sindaci in caso di dissesto finanziario (potere che fu revocato dalla sentenza n. 219 del 2013). (Mi ricorda molto la situazione di Roma).
«...e stabilisce i casi di esclusione dei titolari di organi di governo regionali e locali dall’esercizio delle rispettive funzioni quando è stato accertato lo stato di grave dissesto finanziario dell’ente».

L'Italicum, così come concepito, crea una maggioranza assoluta in un Parlamento dove il potere di sfiduciare il governo è limitato esclusivamente all'unica camera che rimarrà elettiva: la Camera dei deputati. Per questo motivo, sommando i risultati numerici in termini di seggi, e quindi di maggioranza affidata a un unico partito, con i poteri accentratrici sulla Costituzione contenute in questa riforma, gli equilibri risultano completamente alterati.
Il Movimento 5 stelle, con il suo andamento, ha creato l'unica falla a questo progetto di riforma, in quanto c'è un rischio alto che al ballottaggio vada a battere il PD, prendendosi una maggioranza bulgara monocolore, con una Costituzione accentratrice verso il governo. Aspetto che non era stato considerato inizialmente, data la grande vittoria di Renzi alle Europee, con oltre il 40%. 
L'unica falla del progetto renziano è stata proprio questa, che rischia di obbligare a una riforma dell'Italicum.

Pensiamo ora a una possibile vittoria del PD, con questa riforma confermata al referendum del prossimo 4 dicembre.
L'elezione del Presidente della Repubblica, dal settimo scrutinio risulterebbe assai facilitata (3/5 dei votanti), e basterebbe l'aggiunta di un numero esiguo di voti (nel caso altamente positivistico di presenza completa dei 730 votanti), per raggiungere il quorum (massimo 438 voti, nel migliore dei casi). In questo caso, si eleggerebbe un PdR a piacimento, e quindi rischierebbe di ottenere il controllo anche della Corte Costituzionale, in quanto 1/3 viene scelto dal PdR e 3 dalla Camera (dove grazie all'Italicum avrebbe la maggioranza). Quindi, 8/15 della Corte costituzionale! un controllo dall'alto delle componenti fondamentali.

Per gli elettori del PD, che spesso hanno additato altre forze politiche come antidemocratiche, chiedo di rovesciare il ragionamento! pensate a quest'altro partito al governo con questo sistema! sicuri che votare SI' a questo modello vi protegga da quello che ritenete essere un "grave pericolo per la democrazia"? Rifletteteci! ma, soprattutto, riflettete nel modello "linea di comando" che è stato preparato in questi 3 anni dal PD. Non pare esser democratico. :)
Ah.....e ora rileggetevi lo scritto di JP Morgan!
CONDIVIDETE! e spiegate queste ragioni alle persone!! facciamo rete.

mercoledì 9 novembre 2016

ELEZIONI USA - TRUMP S'IMPONE SULLA CLINTON. RIFLESSIONI A RIGUARDO.

Le elezioni USA sono sulla bocca di tutti, storicamente viste come un evento planetario e di una pesantezza geopolitica senza pari. Ma, questa volta, il tutto è stato amplificato per n volte.
Io, personalmente, ho seguito le elezioni americane spostandomi tra la consueta e ormai immancabile maratona di Mentana, e la CNN. Dai sondaggi, seppur smossi dai fatti dell'ultimo periodo, la vittoria della Clinton non pareva poter essere soggetta a ribaltoni clamorosi, eppure, quando alle 4 del mattino ho deciso di dire basta ed ho spento il televisore per andare a dormire, la situazione era prontissima per l'inatteso ribaltone.
Dopo i primi Stati, che mostravano un andamento delineato dai sondaggi Stato per Stato, qualcosa si è smosso con l'Ohio, il North Carolina e la Florida.
Sono andato a letto con Trump in attesa della conferma dei colpacci sostanzialmente definitivi (a meno di un clamoroso ribaltone ad ovest) con Georgia, Florida, Ohio, North Carolina e New Hampshire. Fatto clamoroso, in quanto inizialmente in Ohio mostrava un grosso svantaggio nei confronti della Clinton, così come nel New Hampshire ed in North Carolina ed in Pennsylvania. 
Hanno fatto da ago della bilancia anche i due candidati del partito libertario, Johnson, e del partito verde, Stein. Il primo ha ottenuto un totale superiore ai 4 milioni di voti, mentre la seconda ha superato nettamente il milione. 


Ricordiamo che la soglia che avrebbe dato la Casa Bianca è fissata a 270 delegati, e la contesa si è chiusa con un nettissimo 290-218.
Ricapitolando l'imposizione Stato per Stato, compresi il loro peso in delegati, è andata così (ora, mentre sto scrivendo l'articolo, ma potrebbero esserci variazioni minime):

TRUMP (290): Alabama (9), Alaska (3), Arizona (11), Arkansas (6), Florida (29), Georgia (16), Idaho (4), Indiana (11), Iowa (6), Kansas (6), Kentucky (8), Maine (1), Mississippi (6), Missouri (10), Montana (3), Nebraska (5), North Carolina (15), North Dakota (3), Ohio (18), Oklahoma (7), Pennsylvania (20), South Carolina (9), Tennessee (11), Texas (38), Utah (6), West Virginia (5), Wisconsin (10), Wyoming (3).

CLINTON (218): California (55), Colorado (9), Connecticut (7), Delaware (3), Hawaii (4), Illinois (20), Maine (3 su 4), Maryland (10), Massachusstts (11), New Jersey (14) New Mexico (5), Nevada (6), New York (29), Oregon (7), Rhode Island (4), Vermont (3), Virginia (13), Washington State (12), Washington DC (3).

Gran colpaccio in Wisconsin, dove i sondaggi precedenti alle elezioni davano davanti Hillary, così come in Montana. Mentre negli Stati dati tendenzialmente a Trump, gli scherzetti di Hillary sono mancati. Ha fatto una grande differenza l'imposizione netta di Trump negli Stati dati in dubbio, vedi Arizona, Florida, Pennsylvania, Ohio, North Carolina. 

Al Senato la maggioranza è andata ai Repubblicani 51-47, così come alla Camera 239-192.

Il sistema elettorale statunitense è complesso, e permette di vincere e andare alla Casa Bianca pur avendo un totale di voti inferiore rispetto al competitor, cosa che è successa puntualmente in questa sfida Clinton vs Trump. Infatti, globalmente, la Clinton ha preso 59.800.000 voti, mentre Trump si è fermato più indietro, avvicinandosi ai 59.590.000. Situazione che ricorda nettamente, come ho pensato ieri notte mentre osservavo la battaglia in Florida, alle elezioni del 2000, che videro imporsi Bush.


Dopo l'analisi numerica, passiamo a una riflessione più interessante, a mio modo di vedere. E qui, come vado dicendo ormai da tempo, a livello mondiale, la crisi della sinistra a livello mondiale, è pesante. Il ceto medio ha fatto da ago della bilancia a favore di Trump, probabilmente persone d'ideali normalmente democratici, ma che si sono viste tradite sulle basi ideologiche economiche della sinistra. Ed ecco, per esempio, che per battersi contro il TTIP, il trattato di tipo misto USA-UE, si sono dovuti rivolgere a Trump e non alla Clinton. Ha del clamoroso, se visto dall'alto senza essere influenzati dal contesto, la giravolta completa dell'ideologia economia democratica. Da questo punto di vista, la vittoria di Trump non sorprende.

Per quanto riguarda il programma, prevedo un Trump decisamente più moderato di quanto abbia provato ad esporre in campagna elettorale, e sarà chiamato a rispettare i punti programmatici inerenti agli accordi di libero scambio TTIP e TPP, mentre dal punto di vista finanziario, dubito che vada all'attacco. Sarà fondamentale verificare nel reale ciò che accadrà tra i rapporti tra Stati Uniti e Russia, dato che parrebbero esserci da ambo le parti le premesse per una distensione.

Staremo a vedere passo dopo passo.


Tornando all'esito del voto, esso sorprende perché, come ricordato oggi da Grillo in un video, i giornalisti e gli analisti politici, che dovrebbero essere a livello del cambiamento per capirlo, raccontarlo e spiegarlo, sono sempre un passo indietro. Ed ecco che arrivano, puntualmente, a livello elettorale le docce gelate che "non ti saresti mai aspettato". Semplicemente perché la realtà che ti è stata raccontata continuativamente, non era quella che realmente si stava verificando sotto i vostri occhi.
Questa reazione si modifica da contesto a contesto, attraverso anche tutta l'Unione Europea, e si condensa in proposte del tutto differenti tra loro, ma che attaccano sempre lo stesso punto, il liberismo. Che poi sia Trump l'unica scelta per far arrivare questo messaggio dritto in faccia ai democratici, questo è un altro paio di maniche, e pare paradossale. Ma l'espressione esposta del ceto medio basso è stata nettissima.

Sugli aspetti macroeconomici, specialmente tra USA e UE, consiglio la lettura dell'articolo di Bagnai http://goofynomics.blogspot.it/2016/11/nixon-moment.html.

venerdì 4 novembre 2016

LA SOCIALDEMOCRAZIA EUROPEA COME STRUMENTO DI CONFUSIONE DI MASSA.

Oggi parleremo di socialdemocrazia, perché voglio ampliare un piccolo post sintetico che avevo pubblicato pochi giorni fa nel mio profilo Facebook. Ritengo che questo sia uno dei temi fondamentali di questo periodo storico nella politica, e ormai non si può star zitti.

Pochi giorni fa stavo guardando uno spettacolo teatrale bellissimo di Dario Fo, incentrato sulla famosa morte dell'anarchico Pinelli nel 1969, quando ho avuto uno spunto di riflessione che solo un grande come Fo poteva darmi. Nel recitare la sua parte, a proposito dell'auspicio del suo personaggio pazzo (travestito da vescovo) di vedere instaurata al più presto una socialdemocrazia in Italia, a un certo punto afferma: "Perché finalmente allora si arriverà al punto che anche noi italiani potremo gridare...Per Dio siamo immersi nella merda fino al collo, ma è per questo che camminiamo a testa alta".

Ecco da dove nasce l'idea di ragionare sulla socialdemocrazia europea, sul suo sviluppo e su dove ci abbia portato, d'altronde "siamo immersi nella merda fino al collo, ma è per questo che camminiamo a testa alta"....un po' meno in sedi UE, a dirla tutta!!

Buona lettura.


Ma questa socialdemocrazia non sarà una fregatura colossale? Oggi la socialdemocrazia europea è la sintesi ideologica perfetta in un sistema non più realmente ideologizzato. Di ideologizzato, a ben osservare, rimane esclusivamente una fetta di vecchio elettorato, nostalgico degli ideali politici che oggi sembrano totalmente superati. Su queste basi, la socialdemocrazia europea applica politiche economiche liberiste, sotto una nomenclatura falsa di socialismo e, conseguentemente, si prende gioco e tira calci nelle parti basse ai comunisti vecchio stampo, che non hanno capito il cambiamento politico in atto già alla fine della prima repubblica o, per lo meno, se hanno compreso, diventano immediatamente complici di questo sistema. 
Di fatto, i vecchi comunisti si trovano ad appoggiare ciò che hanno combattuto in passato. Questo sistema si regge esclusivamente sull'ignoranza dell'elettorato, che vota con il pilota automatico, senza rendersi conto, in gran parte, del cambiamento che gli è passato di fronte. Una vera pacchia per questo sistema.
Questa ideologia economica, nell'Unione Europea, prende il nome di Economia Sociale di Mercato, ovvero un'evoluzione dell'ordoliberismo tedesco, nato successivamente alla crisi inflazionistica della Repubblica di Weimar, nel primo dopoguerra, provocata dalle sanzioni di guerra contenute nel Trattato di Versailles del 1919. Scrissi già dell'iperinflazione della Repubblica di Weimar e delle ripercussioni ideologiche attuali in questo articolo: http://simosamatzai1993.blogspot.it/2015/03/storia-liperinflazione-di-weimar-e.html.
L'Economia sociale di mercato si pone l'obiettivo di accettare l'esistenza di Costituzioni socialiste, come quella italiana, e data per assodata questa realtà, trova le contromisure per applicare comunque le politiche economiche liberiste portate avanti precedentemente alla stesura di queste tipologie di Costituzioni, che dovevano essere la protezione rispetto all'applicazione di queste scelte di politica economica.
L'obiettivo? Svuotare la funzione sociale dello Stato, riducendola all'osso, ma stando ben attenti a farlo in modo graduale, sia mai che qualcuno si svegli!
E, fidatevi, ciò è molto pericoloso, perché sotto la copertina calda e rassicurante di un'ideologia apparentemente comunista, i partiti socialdemocratici europei portano avanti politiche completamente opposte ai loro ideali passati (ma ancora millantati).
Ciò è pericolosissimo per l'autodifesa del popolo, che non ha più le conoscenze, si sente spaesato, senza più i punti di riferimento che permettevano una comprensione, a grandi linee, della politica che li circondava.
Perché, se privatizza la destra, è tutto normale, sta nel suo sistema voler ridurre l'azione statale sull'economia, ma se privatizzano quelli che si millantano ancora come comunisti a difesa della classe operaia, magari cantando "Bella ciao" in Parlamento, allora i loro elettori non capiscono più nulla. Le loro privatizzazioni vengono giustificate con il famoso "ce lo chiede l'Europa", ed ecco qui che rientra tutto in un perimetro accettabile, di progressismo, fasullo!
Se applica politiche di svalutazione salariale la destra, è normalissimo, lo fa per avvantaggiare gli imprenditori attraverso il libero mercato! ma se lo fa la sinistra, qualcosa non va, ragazzi. La sinistra non era quella che lottava per alzare la quota salari??
Se la sinistra applica svalutazione salariale, fa diventare la classe operaia schiava della legge della domanda e dell'offerta pure sul mercato del lavoro, e cessa realmente di esistere, perché sui diritti sociali piegarsi alla legge della domanda e dell'offerta significa piegarsi al potere dei grandi, dimenticandosi che tu sei nato per difendere i più deboli.
Gli elettori ideologizzati a sinistra cadranno perfettamente nel tranello del "ce lo chiede l'Europa", perché loro non possono immaginare di essere chiusi, loro sono progressisti, e percepiscono il progresso esclusivamente in moto d'avanzamento, e mai di retromarcia da un errore compiuto. Sono stati portati a credere che difendere la propria sovranità sia sinonimo di nazionalismo. Ma quando mai?? Non ci azzecca proprio nulla il sovranismo con il nazionalismo. 
Il sovranismo chiede solo di poter decidere liberamente e senza eccessivi vincoli esterni (vedi trattati UE ed Euro, magari vincoli costituzionali UE come la nuova riforma), il destino delle scelte politiche interne, attraverso un Parlamento libero e sovrano, democraticamente eletto. Ma se ti leghi perennemente al "non è colpa mia, c'è lo chiede l'Europa" diventiamo, come siamo oggi, sudditi e in più facciamo un'ulteriore magia. Il governo in carica, supportato dalla sua maggioranza, potrà scaricare le colpe sul "ce lo chiede l'Europa", non assumendosi la responsabilità dell'indirizzo scelto. 
La sinistra non era quella che voleva le politiche economiche di pieno impiego per tutelare il diritto al lavoro come fondamento costituzionale, e dava al debito pubblico un aspetto secondario? A parte che il debito pubblico diventa un problema solo quando non viene rifinanziato, cosa che sarebbe stata impossibile prima del divorzio 1981 tra Tesoro e Banca d'Italia. Ma ascoltate cosa pensa un socialdemocratico italiano (PD), ex Presidente del Consiglio sul Divorzio 1981 (vi consiglio il suo libro del 1997 "Euro sì, morire per Maastricht", fantastico, col senno di poi, per capire il proseguo della Costruzione europea, compresa la riforma elettorale alla ricerca del governo forte e la riforma costituzionale di Renzi). L'ho letto poche settimane fa. A proposito! voterà sì o no??



A sostituire i diritti sociali, arrivano i diritti cosmetici, qualche contentino, neppure troppo convincente sui diritti civili, su cui spostare l'attenzione, mentre i diritti sociali vengono depredati e svuotati. Eppure a me sembrava che l'articolo 3 della Costituzione (principi d'uguaglianza formale e sostanziale) parlasse chiaro anche sui diritti civili. 
Diritti sociali e diritti civili; non diritti sociali o diritti civili. La democrazia costituzionale non ammette scambi.

Ora abbiamo capito dove sta il problema, ma comincia lo scontro sulle soluzioni!

Alcuni dicono: vogliamo gli Stati Uniti d'Europa! e altri non sono d'accordo e vogliono fare marcia indietro. Io appartengo ai secondi.
Il perché è molto semplice, ma difficile da apprendere, almeno inizialmente, perché bisogna sgretolare tutta una serie di convinzioni sviluppate nel tempo. Io l'ho fatto grazie al giurista Barra Caracciolo, leggendomi i suoi due libri sui trattati europei e la Costituzione, con libri di economisti e guardandomi tante conferenze sul tema. Un percorso che ormai dura dal 2013.
La Costruzione Europea è un percorso molto lungo, e le tappe percorse sono state tante, a cominciare, dall'adesione del 1979 al Sistema Monetario Europeo (S.M.E.) e, come abbiamo visto nel video precedente, dal divorzio tra Ministero del Tesoro e Banca d'Italia del 1981, una vera pietra miliare in nome della "bassa inflazione", che ci ha preparato al parametro di Maastricht 1993 (inflazione non superiore al 2%). Peccato che dopo aver dato la facoltà alla Banca d'Italia di non acquistare i titoli di Stato rimasti invenduti, il tasso d'interesse si sia impennato, e con esso il debito pubblico nel suo complesso. Guardate il grafico o qualsiasi altra tabella. Il debito s'impenna dal 1981, in poi.
Ma non temete, un debito pubblico più alto, in realtà è funzionale al progetto dell'economia sociale di mercato, perché apre alle minacce di ritorsioni dei "mercati", con conseguenti attacchi speculativi stile "spread alle stelle" se non si fanno i compiti a casa, da buoni sottoposti a dicktat. Poi i dati macroeconomici peggiorano (vedi dati governo Berlusconi fino all'arrivo di Monti e successivi), ci dicono che hanno salvato una situazione disperata con governi tecnici, nascondendoci che in realtà non fosse altro che un attacco speculativo per far saltare un governo (le valutazioni sull'operato lasciamole da parte, siamo a un livello più alto, di sovranità). Quando si limita la propria sovranità, spostandola a livelli superiori, si perdono strumenti di aggiustamento, vedi svalutazione monetaria.
Pensate al patto di stabilità interno tra Stato centrale, regioni e comuni. Taglio centralizzato, clausole di salvaguardia in legge finanziaria, che danno facoltà ai sindaci di alzare le imposte comunali. Anche perché, o tagli i servizi, o alzi l'imposizione, non puoi trovare sprechi infiniti da dove trovare soldi.
Si scaricano le responsabilità ai livelli sottostanti, quando essendo lo Stato a finanza derivata, gli enti sottoposti dipendono dai finanziamenti provenienti dall'alto. 



Ma perché gli Stati Uniti d'Europa sono inattuabili?

Lo dice l'articolo 125 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea LINK:

1. L'Unione non risponde né si fa carico degli impegni assunti dalle amministrazioni statali, dagli enti regionali, locali, o altri enti pubblici, da altri organismi di diritto pubblico o da imprese pubbliche di qualsiasi Stato membro, fatte salve le garanzie finanziarie reciproche per la realizzazione in comune di un progetto economico specifico. Gli Stati membri non sono responsabili né subentrano agli impegni dell'amministrazione statale, degli enti regionali, locali o degli altri enti pubblici, di altri organismi di diritto pubblico o di imprese pubbliche di un altro Stato membro, fatte salve le garanzie finanziarie reciproche per la realizzazione in comune di un progetto specifico.
2. Se necessario, il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, può precisare le definizioni per l'applicazione dei divieti previsti dagli articoli 123 e 124 e dal presente articolo.

Semplicemente, vieta la condivisione del debito, in quanto si afferma che l'UE non risponde dei debiti degli altri Stati nazionali appartenenti all'Unione e, contemporaneamente, gli Stati appartenenti all'unione non rispondono degli obblighi contratti dagli altri Stati dell'Unione stessa. Questa è una clausola molto importante e, senza questo presupposto, l'intera impalcatura che sostiene l'UE non avrebbe avuto i presupposti per essere tirata su.

Purtroppo, in un sistema di Stati in deficit, dove la fa da padrone uno Stato in surplus commerciale, che impone conseguentemente le sue politiche economiche anche agli altri Stati che cercando di non perdere la scia, questo presupposto è ferreo. Di conseguenza, l'unica strada che resta è smontare in modo ordinato l'Unione, ricostruendo i presupposti commerciali vantaggiosi, dato che darsi all'autarchia non sarebbe una genialata.

Questo articolo sarà servito a qualche elettore piddino, nostalgico di ideali vecchi, che il suo partito non difende da decenni? Ma chissà, pure a qualche grillino, un po' spaesato sulla strada da prendere. Se non capiamo perfettamente noi questi aspetti, non possiamo sgridare gli altri.

Speriamo!